Un gruppo di professionisti, uniti dai comuni ideali di giustizia ed equità fiscale, oltre che dalla medesima attività svolta di commercialista, hanno costituito la Fondazione COMMERCIALISTITALIANI con l’intento di creare un punto di riferimento per la collettività che consenta il dialogo tra fisco, politica e contribuenti.
La Fondazione ha lo scopo principale di fare opinione in campo economico, tributario, societario, sociale e del lavoro confrontandosi con il mondo politico tramite il proprio ruolo e la propria conoscenza, a tutela della collettività.
Attraverso una attenta analisi di tutta la normativa fiscale, la Fondazione si pone l’obiettivo principale di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni, sollecitando il dibattito su argomenti ritenuti di interesse generale per il bene comune e del Paese.
Verranno trattati temi di estrema attualità ed importanza, che toccheranno da vicino la nostra quotidianità, come ad esempio i provvedimenti a favore della famiglia, le detrazioni e le deduzioni, la riduzione delle tasse, le politiche fiscali e di sviluppo, gli aiuti ai giovani professionisti, la riforma delle professioni, il federalismo fiscale e la tutela del contribuente, tanto per citarne alcuni, valutandoli sotto la duplice ottica di esperti della materia fiscale e di cittadini.
Il sito web www.fondazionecommercialistitaliani.it può essere visitato da chiunque desideri maggiori informazioni sulla Fondazione o sulla attività da essa svolta.
Per contattare la Fondazione, sempre sul sito web sono indicati i recapiti telefonici, gli indirizzi mail e le ubicazioni della sede e della segreteria.
Invitiamo a contattarci tutti coloro che vorranno valutare meglio il nostro profilo professionale, i nostri scopi e soprattutto conoscerci direttamente.
Un cordiale saluto.
Livorno, li 22 Aprile 2010 [ Visualizza il comunicato per intero ]
Cosa non va nell'ultima Finanziaria
La Legge n. 191 del 23 Dicembre 2009, più nota come Finanziaria 2010, è composta da due articoli; il secondo articolo con il titolo "disposizioni diverse" è composto da 253 commi.
Quindi anche questa finanziaria, nell’impostazione non ha niente di diverso dalle precedenti.
E’ facile constatare che l’articolo due dell’ultima Finanziaria, sintomatico nel suo titolo "disposizioni diverse" raccoglie di tutto di più, non rispettando la chiarezza e la trasparenza previste dalla legge sullo "Statuto del Contribuente", così come non menziona l’oggetto delle disposizioni e non indica il contenuto delle stesse alle quali si rimanda ed il testo modificato delle normative tributarie.
Le ultime leggi finanziarie, nella loro articolazione sono costituite, come riporta il testo della Corte dei Conti, depositato in data 25 Maggio 2007, "dalla presenza eccessiva di commi e dalla mancata indicazione del contenuto sintetico delle disposizioni alle quali si intende far rinvii".
A distanza di due anni, l’atteggiamento del Legislatore è ancora lo stesso.
Facendo un veloce escursus, dalla manovra d’estate 2008 all’ultima manovra anti crisi della scorsa estate, per arrivare all’ultima finanziaria, abbiamo notato che per il Governo e per il Parlamento la crisi economica mondiale non riguarda il mondo delle professioni.
L'ormai vecchio credito d’imposta a favore dei professionisti che si aggregavano in studi professionali associati, non si è reso mai attuabile, non sono mai stati stanziati i relativi fondi ed i decreti attuativi non sono mai stati emanati.
Ma questo non è l’unico problema; ci sono anche altre numerose discriminazioni a danno dei professionisti rivendicate con le nostre numerose iniziative portate avanti da anni, anche sotto forma di emendamenti, come la deducibilità totale dell’aggiornamento professionale obbligatorio, i crediti d’imposta per l’acquisto di hardware e software, l’accesso al credito agevolato dei consorzi di garanzia collettiva fidi, la rateizzazione delle plusvalenze, la non applicazione dell’imposta Irap per i professionisti senza organizzazione e struttura in virtù delle oltre cento sentenze della suprema Corte di Cassazione, l’assicurabilità del professionista nei casi di responsabilità diretta per le sanzioni irrogate e la deducibilità totale per l’acquisto dei beni immobili strumentali non prorogata dopo il 31 Dicembre 2009.
Alla fin fine, ogni pretesto è buono, per non risolvere ed aiutare le professioni, alle quali però si chiede continuamente di operare per la collettività con un alto senso morale.
Confidiamo a questo punto, che sia almeno presa in considerazione la proposta di Legge n. 1717 Misure in favore del professionista dei Sen. Giuliano Barbolini e Marco Filippi che abbiamo condiviso, ed apprezzato nella sua predisposizione e che è composta di soli quattro articoli riguardanti le plusvalenze, la formazione obbligatoria, confidi per i professionisti, la responsabilità civile del professionista e la scadenza fiscale del 16 agosto.......
L’intero testo è consultabile nell’area riservata del sito web. [ Visualizza il comunicato per intero ]
Rimborsi Irpef relativi ai professionisti degli studi associati
Potremmo esordire dicendo: "Mai dire mai".
Finalmente l’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 56/E del 23 Dicembre 2009 permette ai professionisti associati, previa autorizzazione avente data certa, di far utilizzare dallo studio associato le ritenute Irpef eccedenti scaturite dalle singole dichiarazioni. Cosicché lo studio associato potrà utilizzare tali crediti in compensazione con altri tributi e contributi attraverso il modello F24.
Dopo anni di continui dibattiti, sia nei vari incontri presso il Ministero delle Finanze, così come presso l’Agenzia delle Entrate Centrale, nonché gli ulteriori colloqui con esponenti politici dell’intero arco parlamentare, finalmente le nostre insistenti richieste hanno trovato accoglimento.
Del nostro perseverare ne è prova tangibile, la continua presentazione annuale del testo relativo ai rimborsi Irpef dei professionisti degli studi associati, tramite il consueto Convegno del "Pacchetto Professioni" e predisposto per la prima volta l’8 Ottobre 2004 fino ad arrivare all’ultimo del 6 Novembre 2009 (v. Pacchetto Professioni 2004 pag. 39 - 2005 pag. 44 - 2006 pag. 46 - 2007 pag. 75 2008 pag. 126 e 2009 pag. 150).
In questo periodo abbiamo letto sulla stampa specializzata e non, una rincorsa ad accaparrarsi i meriti per il risultato ottenuto dalle professioni con le novità emerse ed invocate da tempo attraverso la Circolare 56/E; a noi non interessa questo tipo di "interventi a spot", ma ciò che conta veramente è che tutte le professioni abbiano ottenuto questo riconoscimento, richiesto con un lungo lavoro comprovato nel tempo dalle numerose edizioni del pacchetto professioni.. [ Visualizza il comunicato per intero ]
Manovra correttiva 2010 – D.L. n. 78 del 31.05.2010
Il D.L. n. 78 del 31 Maggio 2010 cosiddetto manovra correttiva 2010 è intervenuto successivamente ai Decreti Anti-crisi per introdurre ulteriori misure in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica.
Di seguito analizziamo alcuni aspetti della Manovra:
Art. 14 comma 33. Patto di stabilità interno e altre disposizioni sugli enti territoriali.
La sentenza n. 238/2009 della Corte Costituzionale avrebbe dovuto metter fine al dibattito che dura ormai da anni, stabilendo definitivamente che la T.I.A. Tariffa Igiene Ambientale ha natura tributaria, pertanto non può essere soggetta ad IVA poiché è dovuta in base alla legge e non in forza di un contratto, determinando la presentazione delle relative domande di rimborso dell’iva da parte dei contribuenti. Con quanto disposto dall’art. 14 comma 33 della Manovra, in totale contrasto da quanto sancito nella sentenza della Corte Costituzionale, il Legislatore riafferma la natura non tributaria della TIA pensando di aver risolto negativamente per i contribuenti la questione dei rimborsi dell’iva pagata. Siamo convinti che l’interpretazione del Legislatore sia stata dettata da mancanza di copertura finanziaria necessaria per il rimborso dell’iva e per questo dissentiamo da tale impostazione.
Art. 21. Comunicazioni telematiche all’Agenzia delle Entrate.
L’articolo 21 prevede con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, l’individuazione di modalità e termini tali da limitare al massimo l’aggravio per i contribuenti per la comunicazione telematica delle operazioni rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, di importo non inferiore ad Euro 3.000,00.
L’attuale Governo,dopo essere inizialmente intervenuto in favore di una semplificazione, ha introdotto di recente ben tre nuovi adempimenti di comunicazioni telematiche obbligatorie:
- i modelli Intrastat con cadenza mensile o trimestrale estendendoli anche alle prestazioni di servizi; - gli elenchi clienti e fornitori per operazioni intrattenute con soggetti residenti o domiciliati in Paesi c.d. black list;
- gli elenchi clienti e fornitori per operazioni di importo non inferiore ad Euro 3.000,00.
Tutti i provvedimenti determinano una moltiplicazione di adempimenti, un aggravio amministrativo per imprese e professionisti tenuti ad adeguare velocemente le proprie procedure interne ed i relativi software per gestire correttamente la grande mole dei dati richiesti dall’Amministrazione con conseguente aumento dei costi a carico dei contribuenti.
Art 31. Preclusione alla autocompensazione in presenza di debito sui ruoli definitivi.
Dal 1 Gennaio 2011 sarà vietata la compensazione di crediti erariali fino a concorrenza degli importi a debito, di ammontare superiore ad Euro 1.500,00 iscritti a ruolo per imposte erariali e relativi accessori e per i quali è scaduto il termine di pagamento.
Questo provvedimento pone di fatto i professionisti che provvedono alle compensazioni per conto dei propri clienti nell’incertezza più assoluta sulla corretta utilizzazione dei crediti tributari.
A causa di questa incertezza i professionisti si vedranno costretti a richiedere ai propri clienti per ogni singola compensazione l’attestazione di Equitalia che conferma la regolarità della posizione fiscale del contribuente con conseguenti perdite di tempo ed aggravio di costi per tutti.
E’ probabile che con questa ulteriore procedura che interviene sulle compensazioni, il Fisco abbia ottenuto il risultano sperato, ovvero un ulteriore stretta sulle compensazioni che di fatto in molti casi non verranno operate per motivi prudenziali e non per l’effettiva mancanza dei requisiti.
Rimane oscuro il trattamento delle cartelle di pagamento per le quali è stata chiesta ed ottenuta la rateizzazione. Precluderanno anch’esse la compensazione?
Ritenendo la manovra correttiva 2010, carente e poco incisiva per il particolare periodo di crisi che il Paese sta vivendo ed inadeguata quindi ad incentivare la competitività economica, proponiamo di seguito alcuni spunti.
L’intero testo è consultabile nell’area riservata del sito web. [ Visualizza il comunicato per intero ]
Compensazione dei crediti con la Pubblica Amministrazione
Con uno degli emendamenti alla manovra correttiva presentati in queste ultime ore dal relatore del testo, Sen. Antonio Azzollini, viene prevista la possibilità per le imprese di compensare i propri crediti vantati nei confronti della Pubblica Amministrazione con eventuali debiti iscritti a ruolo. [ Visualizza il comunicato per intero ]
Scadenze Fiscali
E’ divenuta una costante del Fisco italiano costringere i contribuenti a cimentarsi nell’ardua impresa di compilare miriadi di moduli e modelli, spesso intellegibili, per poter ottemperare ad altrettanta vasta gamma di adempimenti fiscali. [ Visualizza il comunicato per intero ]
Statuto del Contribuente
La Legge 212/2000, meglio conosciuta come “Statuto del Contribuente”, entrata in vigore il 1° Agosto 2000, è una legge giusta, condivisa, equa, colma di validi principi, emanata per chiarire e migliorare i rapporti tra il Fisco ed il Contribuente.
Le buone intenzioni che hanno animato lo spirito legislativo, però, non hanno mai ottenuto la giusta considerazione poiché la legge è stata costantemente disattesa e il suo mancato rispetto è divenuto una costante. [ Visualizza il comunicato per intero ]
La Fondazione COMMERCIALISTITALIANI ha compiuto il suo primo anno di vita.
La Fondazione COMMERCIALISTITALIANI ha compiuto il suo primo anno di vita.
365 giorni
incentrati alla ricerca costante di un dialogo costruttivo con le più alte istituzioni competenti in materia, al fine di meglio tutelare i cittadini tutti, di semplificare il rapporto fisco/cittadino, di rendere chiara, semplice e certa la normativa fiscale;
365 giorni
percorsi, passo dopo passo, con l’ambito traguardo di non dover più subire, commercialisti e cittadini, lo scempio di 888 adempimenti annuali senza considerare quelli più marginali …. [ Visualizza il comunicato per intero ]
Comunicato Libro Bianco
Sul sito del Ministero dell'Economia e delle Finanze è stato pubblicato "Il Libro Bianco" del Ministro Giulio Tremonti predisposto per la prima volta nell'anno 1994. [ Visualizza il comunicato per intero ]
Detrazione fiscale per gli interventi di risparmio energetico
La Legge di stabilità, conosciuta come “Finanziaria”, in un primo momento aveva escluso la proroga del 55 per cento per l'anno 2011. Il fatto aveva causato numerose polemiche, condivise anche da alcuni parlamentari che si sono attivati per cercare di porre rimedio a questa ingiustificata esclusione, in primis l'On. Antonino Lo Presti che aveva dichiarato: “compiremo ogni azione perché la misura passi”.
A seguito delle pressioni dell'On. Lo Presti, che richiede [ Visualizza il comunicato per intero ]
Dove è finito il Disegno di Legge per sostenere le attività professionali ?
Purtroppo si sono perse le tracce del Disegno di Legge, “atto Senato 1717” presentato quale primo firmatario dal Senatore Giuliano Barbolini, contenente misure a sostegno delle attività professionali. Dopo alcune sedute molto incoraggianti in Commissione Finanze al Senato nella scorsa primavera, è calato il più assoluto silenzio su questo Progetto che propone delle iniziative importanti per il mondo delle Professioni e che risponde ad alcune necessità contingenti dei Professionisti. [ Visualizza il comunicato per intero ]
La Famiglia ed il Fisco in Italia
Quali sono i provvedimenti a favore delle famiglie che vengono proposti da ogni Governo? Sono sufficienti per garantire la semplice sopravvivenza alle famiglie che decidono di avere figli? O quanto meno di supportarla efficacemente? I Governi si preoccupano spesso dello stato delle nascite, che in Italia è bassissimo, ma per incentivarle cosa fanno? Niente. Nemmeno promesse.
Continuate a leggere e fatevi un idea …. Scoprirete che una famiglia media italiana per le spese di abbonamento al servizio di trasporto pubblico, per gli interessi passivi su mutuo prima casa, per le spese di iscrizione e tasse universitarie, per l’acquisto dei libri universitari, per l’asilo nido e le spese per pannolini, sostiene un costo effettivo in media di 11.902,00 Euro all’anno mentre il Fisco italiano riconosce un recupero complessivo di soli 1.213,00 Euro. Appena il 10% delle spese sostenute.
Un nucleo familiare di 4 persone, lui, lei e i loro due figli.
Luca e Sara, vivono a Livorno. Due figli, uno, maschio, iscritto al primo anno di università, l’altra, femmina, ha appena 2 anni. La moglie Sara è dipendente part time presso una società privata. Ha dovuto richiedere la riduzione dell’orario di lavoro per avere più tempo da dedicare alla figlia di due anni. Luca è dipendente full time, lavora presso una società privata con sede a Firenze. Ogni giorno prende il treno regionale: Livorno – Firenze…. andata e ritorno…….
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Che fine ha fatto il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze richiamato dall’art. 31 del D.L. 78/2010?
Che fine ha fatto il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze richiamato dall’art. 31 del D.L. 78/2010?
L’articolo 31, del D.L. 78/2010 denominato “Preclusione alla autocompensazione in presenza di debito su ruoli definitivi”, prevede espressamente che “a decorrere dal 1° gennaio 2011, la compensazione dei crediti di cui all’articolo 17, comma 1, del Decreto Legislativo 9 luglio 1997, n. 241, relativi alle imposte erariali, è vietata fino a concorrenza dell’importo dei debiti, di ammontare superiore a millecinquecento euro, iscritti a ruolo per imposte erariali e relativi accessori, e per i quali è scaduto il termine di pagamento”.
In poche parole dal 1 Gennaio 2011 è vietato l’utilizzo in compensazione dei crediti vantati nei confronti dell’erario fino a concorrenza dell’importo dei debiti iscritti a ruolo (le famose cartelle esattoriali) per imposte e relativi accessori, di ammontare superiore a Euro 1.500,00 e per le quali sia scaduto il termine di pagamento.
Così facendo, ai contribuenti che siano anche debitori morosi verso l’Erario, è inibita la possibilità di utilizzare nel modello F24 i crediti d’imposta che vantano nei confronti del Fisco.
Sempre il richiamato articolo 31, prevede anche la possibilità di effettuare il pagamento delle somme iscritte a ruolo utilizzando in compensazione i crediti erariali relativi allo stesso tributo, demandando però le relative modalità ad un apposito decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze da emanare entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del D.L. 78/2010.
Essendo il D.L. 78/2010 entrato in vigore il 31 Maggio 2010, i 180 giorni terminavano il 27 Novembre 2010.
Siamo già in netto ritardo, pertanto non è opportuno attendere oltre.
I contribuenti cercano di districarsi tra acconti di imposte, saldo ICI, acconti IVA, contributi previdenziali e quant’altro da versare, ma non possono procrastinare i pagamenti delle cartelle esattoriali emesse da Equitalia spa, quelle non aspettano ……..
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Deducibilità degli interessi passivi
Il 28 Ottobre 2008, l’allora Sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze On. Daniele Molgora dichiarava: “Credo che in questo momento sia urgente intervenire a correggere una norma pensata in tutt’altra fase e che ora può, invece, avere effetti pesanti. Si tratta di alleviare i problemi che le imprese stanno affrontando sul versante del credito. Per questo ci stiamo concentrando sul tetto alla deducibilità degli interessi passivi. Il limite del trenta per cento, fissato dall’ultima Finanziaria, va sicuramente rivisto.”
A distanza di due anni non è cambiato assolutamente niente e di uscire fuori dalla crisi economica nemmeno se ne parla!!
Il nuovo sistema previsto dalla Finanziaria 2008, a cui si riferiva l’On. Molgora, penalizza il ricorso strutturale all’indebitamento delle società e rende impossibile dedurre gli interessi passivi eccedenti il 30 per cento del R.O.L. (reddito operativo lordo) considerando una franchigia a favore dei contribuenti di 10 mila e 5 mila Euro per i primi due anni 2008 e 2009 di applicazione della norma.
Tale disposizione risulta essere una stretta pesante, che già per questi anni è stata insostenibile per molte attività economiche e per l’anno d’imposta 2010 lo sarà ancor di più, in quanto le società, nella prossima dichiarazione, non potranno più indicare alcuna franchigia a proprio favore.
Inoltre in questi periodi di crisi, le imprese formulano richieste di accesso al credito ed a conferma di ciò, ricordiamo l’accordo siglato il 3 agosto 2009 tra ABI e le diverse associazioni imprenditoriali per la moratoria dei debiti che permette di sospendere per 12 mesi il pagamento della quota capitale del mutuo e dei leasing o anche il nuovo Fondo di Solidarietà.
Quindi riteniamo importante che in questo particolare momento sia necessario correggere la stretta alla deducibilità degli interessi passivi considerato che più volte questo intervento è stato annunciato non solo dall’On. Molgora ma anche da molti altri parlamentari dell’attuale Legislatura.
Le attività economiche italiane non possono più attendere, passiamo dall’era delle promesse all’era dei fatti concreti. [ Visualizza il comunicato per intero ]
No ai nuovi elenchi telematici con scadenza a regime 30 Aprile
No ai nuovi elenchi telematici con scadenza a regime 30 Aprile
Siamo assolutamente contrari al fissare la data del 30 Aprile per la scadenza a regime dei nuovi elenchi telematici.
L’articolo 21 del D.L. 78/2010, conosciuto come manovra correttiva del 2010, prevede che con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, siano individuati modalità e termini “tali da limitare al massimo l’aggravio per i contribuenti” per la comunicazione telematica al Fisco delle operazioni rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, di importo non inferiore ad Euro 3.000,00.
Il provvedimento n. 2010/184182 del Direttore dell’Agenzia delle Entrate ha stabilito la scadenza per l’invio dei nuovi elenchi nel mese di Ottobre 2011 per le operazioni relative all’anno 2010; successivamente, a regime, a partire dalle operazioni relative all’anno 2011 la scadenza è stabilita per il 30 Aprile di ogni anno.
Il Direttore dell'Agenzia delle Entrate Centrale, Dott. Attilio Befera, il giorno 8 Giugno 2010 specificava che “con l'obbligo di comunicazione al fisco delle operazioni rilevanti ai fini Iva sopra i 3.000,00 Euro sono state individuate soglie, rispetto al passato, che non peseranno sulle transazioni di modesto valore. Non si tratta della reintroduzione dei vecchi elenchi clienti e fornitori che, riguardando la generalità delle operazioni, produceva rilevanti e spesso inutili costi per tutti i contribuenti. Si tratta invece di una comunicazione limitata soltanto alle transazioni più rilevanti.”
Considerato quanto riportato nell’articolo 21 del Decreto non siamo in sintonia con quanto affermato dal direttore dell’Agenzia delle Entrate.
L’attuale Governo, dopo essere inizialmente intervenuto in favore di una semplificazione, ha introdotto di recente ben tre nuovi adempimenti di comunicazioni telematiche obbligatorie:
- i modelli Intrastat con cadenza mensile o trimestrale estendendoli anche alle prestazioni di servizi; - gli elenchi clienti e fornitori per operazioni intrattenute con soggetti residenti o domiciliati in Paesi c.d. “black list”;
- i più volte menzionati elenchi clienti e fornitori, di nuova introduzione, per operazioni di importo non inferiore ad Euro 3.000,00.….
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Cedolare secca sugli affitti
In periodo di recessione, ridurre la pressione fiscale è una misura che trova accoglimento da parte di tutti. Ovviamente la riduzione della pressione fiscale deve essere attuata favorendo prima di tutto i soggetti più deboli per giungere alla più volte richiamata solidarietà sociale ed equa progressività dell’imposizione fiscale.
Lo schema di Decreto Legislativo in materia di Federalismo Fiscale Municipale.
Lo scorso 4 Agosto, il Consiglio dei Ministri ha varato lo schema di Decreto Legislativo riguardante il cosiddetto Federalismo Fiscale Municipale.
Al momento si tratta solo di uno schema di decreto che, prima di essere ufficializzato, dovrà ottenere entro il mese di Gennaio il via libera dal Parlamento.
La riforma sarà completata solo nel 2014 ma, già dal primo gennaio del corrente anno, dovrebbe trovare applicazione la cosiddetta “cedolare secca sugli affitti” che tratteremo successivamente in quanto preliminarmente si rendono necessarie alcune brevi considerazioni sugli altri aspetti previsti dallo schema del Decreto Legislativo.
Lo schema di Decreto Legislativo più che un vero e proprio inizio del federalismo fiscale, sembra una prima fase provvisoria, molto aleatoria, priva di dati certi e soprattutto non assicura l’autonomia di entrate a favore dei Comuni.
La devoluzione ai Comuni della fiscalità immobiliare prevista dall’art.1 dello schema, garantisce il gettito oltre che dell’imposta sui redditi fondiari delle persone fisiche anche di quella derivante dall’imposta di registro e dall’imposta di bollo sugli atti, dall’imposta ipotecaria e catastale.
Le stime però sono state effettuate sulla base dei dati relativi all’anno 2008, che non tengono di conto quindi della crisi economica e soprattutto della crisi immobiliare e ciò potrebbe comportare un minor gettito di entrata a favore dei Comuni a consuntivo.
Inoltre lo schema non prevede espressamente che fine faranno ai fini del gettito gli atti relativi a successioni e donazioni.
Potrebbero essere favoriti una volta che è finita la fase transitoria e si inizia la fase a regime, solo quei Comuni che nel proprio territorio hanno molti cittadini proprietari di immobili, quindi indipendentemente dalla previsione di una eventuale minor entrata potrebbero essere favoriti solo i Comuni più grandi ed i capoluoghi e/o quelle città a maggior turismo.
Art. 2 – Cedolare secca sugli affitti.
La novità consiste in un regime opzionale di tassazione forfettaria in sostituzione dell’Irpef, delle addizionali e anche dell’imposta di bollo e di registro.
Coloro che eserciteranno l’opzione, nei termini e nei modi che saranno chiariti, potranno fruire di un’aliquota fissa del 20% con la quale verrà tassato il reddito annuo derivante dalla locazione immobiliare ……
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Revisione coefficienti di ammortamento
Revisione dei coefficienti di ammortamento delle immobilizzazioni
Ad oggi non è stata ancora approvata la “revisione dei coefficienti di ammortamento” dei beni strumentali prevista dalla manovra estiva 2009 (art. 6 D.L. 1 Luglio 2009 n.78).
Oltre che nella manovra estiva del 2009, tale revisione era prevista anche all’articolo 1 comma 34 della Legge 24 Dicembre 2007 n. 244.
Constatiamo con estremo rammarico che, ancora una volta, ciò che è previsto dalla Normativa rimane inattuabile per la mancanza dei necessari provvedimenti di raccordo, togliendo efficacia rispetto alle finalità iniziali del Legislatore.
In relazione alla predisposizione dei bilanci aziendali di questo periodo, riteniamo che non sia opportuno che, per il terzo anno consecutivo ed in piena crisi economica, debbano essere presi a riferimento ancora una volta i vecchi coefficienti previsti dal D.M. del 31 Dicembre 1988.
Il termine entro il quale effettuare questo aggiornamento non può essere ulteriormente procrastinato. [ Visualizza il comunicato per intero ]
Semplificazione Fiscale - Elenchi
Sono queste le nuove semplificazioni fiscali? Per noi no!
Eravamo stati i primi a dirlo con un nostro comunicato già nello scorso mese di gennaio: i nuovi elenchi che i contribuenti dovranno predisporre a partire dall’anno 2011 non sono una semplificazione fiscale, tutt’altro!
Come sempre, sugli organi di stampa e in TV, i nostri parlamentari rilasciano dichiarazioni tutte incardinate sullo stesso tema: “Vogliamo semplificare il Fisco italiano”. I fatti, però, dimostrano come queste dichiarazioni siano totalmente disattese.
A riprova di quanto andiamo affermando, vogliamo porre l’attenzione su alcuni aspetti del nuovo adempimento fiscale conosciuto come “I nuovi elenchi clienti e fornitori”, adempimento che dai prossimi mesi coinvolgerà sia gli imprenditori che i cittadini.
Primo aspetto: se l’intento era quello di monitorare solo le operazioni in contanti, perché il Decreto “Sviluppo”, recentemente emanato, ha escluso dall’obbligo solo le operazioni pagate con carte di credito, di debito e prepagate, e non anche i pagamenti con assegni e bonifici bancari che, senza ombra di dubbio, sono operazioni tracciabili?
E ancora, secondo la circolare dell’Agenzia delle Entrate, l’acquirente deve fornire al cedente i propri dati identificativi: ne deriva, quindi, che l’acquisizione del codice fiscale da inserire negli elenchi è sempre necessario.
Semplificazione? Secondo noi NO!
Con l’esempio che di seguito proponiamo, vogliamo evidenziare un altro aspetto che a noi pare confermare non si tratti di “semplificazione”. Si pensi al titolare di un mobilificio che vende una cucina ad un privato cittadino per euro 8.000,00. L’acquirente paga con assegno.
L’operazione, pur essendo tracciabile, rientra tra quelle che devono essere comunicate al Fisco. Inoltre, il titolare del mobilificio deve richiedere espressamente al cliente il codice fiscale e, per essere certo della veridicità dei dati, sarebbe opportuno richiedesse anche una copia del documento di identità …. ma può essere legittima questa richiesta da parte del venditore diligente?
Semplificazione? Secondo noi NO!
Poniamo un ulteriore esempio, tanto per essere comprensibili a tutti: un turista straniero che effettua un acquisto di importo superiore a 3.000,00 euro presso un negozio italiano, è soggetto al nuovo adempimento. Pertanto, ritornando all’esempio di prima, il titolare del negozio dovrebbe richiedere cognome, nome, luogo e data di nascita nonché domicilio all’estero del turista, per poi comunicare i dati al Fisco italiano…… L’intero testo è consultabile nell’area riservata del sito web. [ Visualizza il comunicato per intero ]
Chi ha proposto di variare (a favore di tutti i parlamentari) l'art.1 del D.L. 98/2011 - Costi della Politica?
I Senatori, Mario Ferrara (PDL) e Salvo Fleres (PDL) nonché il relatore di maggioranza Senatore Gilberto Pichetto Fratin (PDL) hanno presentato presso la Quinta Commissione Bilancio, gli emendamenti che eliminano già gli esigui tagli ai costi della politica ed il Sottosegretario di Stato per l’Economia e le Finanze Sen. Antonio Gentile (PDL) ha espresso parere favorevole.
L’art. 1 comma 1 prevedeva che il trattamento economico annualmente corrisposto (comprensivo delle retribuzioni e delle indennità) ai parlamentari, ai segretari generali, ai capi dei dipartimenti, ai dirigenti generali ed ai titolari degli uffici a questi equiparati, in funzione della carica ricoperta o dell’incarico svolto non dovesse superare la media degli analoghi trattamenti economici percepiti annualmente dai titolari di omologhe cariche ed incarichi negli altri Stati dell’Area Euro.
In moneta Euro, ciò voleva dire che l’importo mensile di Euro 11.700,00 circa, omnicomprensivo di tutto, percepito attualmente in Italia dai parlamentari e da altre cariche elettive si sarebbe ridotto ad Euro 5.300,00 circa al mese se a partire dalle prossime elezioni si prendeva a riferimento la media di quanto percepito nei diciassette Stati che compongono l’Area Euro.
Molto probabilmente in quanto non soddisfatti di questo piccolo taglio ai loro compensi, sono stati approvati “incredibilmente” due emendamenti nella seduta notturna n. 552 del 13 Luglio c.a.
Il primo n. 1.000 del relatore di maggioranza Senatore Gilberto Pichetto Fratin che ha inserito nell’art. 1 comma 1, due semplici parole “sei principali”, cosicché il calcolo della media dalle prossime elezioni non verrà più calcolato prendendo a riferimento i 17 Stati che compongono l’Area Euro ma solo con i sei principali Stati.
Per cui, sempre parlando in moneta Euro, i nostri parlamentari e le altre cariche elettive andranno a prendere a partire dalle prossime elezioni 8.000,00 Euro circa anziché i 5.300,00 previsti dalla prima stesura del Decreto Legge n. 98/2011.
Ma era troppo poco ciò che si sono concessi, per cui ecco il secondo emendamento n. 1.2 dei Senatori Mario Ferrara e Salvo Fleres che hanno inserito nell’art. 1 comma 1, altre quattro semplici parole “ponderata rispetto al PIL” che permette al trattamento economico corrisposto ai parlamentari, di non superare la media ponderata rispetto al PIL degli analoghi trattamenti percepiti dai parlamentari degli altri sei Paesi.
In poche parole, si dovrà tenere di conto della ricchezza prodotta nei sei principali Paesi dell’Area Euro. E per assurdo, ma dato molto probabile, se il PIL dei sei Paesi principali fosse più che positivo, i nostri parlamentari andranno ad aumentare le loro retribuzioni invece di tagliarle.
Il Sottosegretario all’Economia e alle Finanze, Sen. Antonio Gentile, ha espresso parere favorevole a tutto questo.
Al Ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti, il quale il primo Luglio 2011 diceva: “....Senza la riduzione dei costi della politica non entri nella stanza della manovra, perché non puoi chiedere se non dai, non puoi ridurre se non autoriduci.”…
L’intero testo è consultabile nell’area riservata del sito web. [ Visualizza il comunicato per intero ]
DDL riforma costituzionale costi della politica
Il Ministro per la semplificazione Normativa, Senatore Roberto Calderoli, ha proposto in questi giorni, un DDL di riforma costituzionale sui tagli ai costi della politica.
Senza entrare nel merito del testo che deve essere ancora portato in approvazione in Consiglio dei Ministri, riteniamo che pur essendo una iniziativa sicuramente interessante, ormai risulta tardiva.
Con un comunicato stampa del 18 Luglio 2011 il Ministro sostiene quanto segue: “Tagliare i costi della politica? A parole in questi giorni si stanno spendendo tutti, noi invece siamo passati ai fatti, mettendo nero su bianco una riforma costituzionale che prevede il dimezzamento dei costi dell’intera struttura parlamentare, perché dimezzando il numero dei parlamentari dimezzi anche il costo di stipendi, vitalizi, pensioni, collaboratori ecc. ecc.”.
Pensiamo che la proposta del Ministro insieme a tante altre già presenti in Parlamento, siano tutte ormai fuori tempo utile, da rimandare indietro ai primi firmatari.
Tutti sanno che l’iter di una proposta di riforma costituzionale, tra il benestare del Consiglio dei Ministri e ben due passaggi parlamentari tra Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, giungerebbe alla sua approvazione definitiva dopo circa due anni, naturalmente senza valutare eventuali intoppi e che l’attuale Legislatura volge verso il termine.
Vogliamo ricordare che già il 25 Maggio 2010, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Gianni Letta parlando della Manovra Correttiva dell’anno 2010 disse: Si tratta di una serie di sacrifici molto pesanti, molto duri che siamo costretti a prendere spero in maniera provvisoria per salvare il nostro Paese dal rischio Grecia”.
Orbene, i cittadini oggi sono alla seconda fase nella quale si richiede maggiori ed ulteriori sacrifici con versamenti di imposte di bollo sui dossier titoli, con aumenti sulle rc auto, con tagli sulle pensioni, con il blocco degli stipendi per il pubblico impiego, con l’aumento delle addizionali comunali e provinciali irpef ove deliberate, con l’aumento delle aliquote irap in molte regioni, con il pagamento laddove previsto dei ticket sanitari, con l’imposta di soggiorno, con gli aumenti dei trasporti pubblici e dei pedaggi autostradali, con l’aumento dei carburanti, con gli aumenti dei servizi idro-elettrici, con i tagli sui servizi sociali da parte dei Comuni che non hanno più risorse disponibili.
Un messaggio determinante per il Paese, è che questi sacrifici sono sopportati, sin da subito, anche dal mondo politico che non deve più apparire come una “casta”.
Pertanto è molto più facile, secondo il nostro parere, approvare con carattere di urgenza e priorità un D.L. sulla razionalizzazione dei costi della politica, così come è stato fatto tante altre volte per questioni considerate urgenti (vedi ultima Manovra di pareggio dei conti).
Pochi articoli di Legge, ma precisi e soprattutto, immediatamente in vigore; un Decreto Legge “di vera responsabilità” votato all’unanimità da tutte le forze politiche presenti in Parlamento; un Decreto non soltanto per i cittadini ma per l’intero mondo politico …. L’intero testo è consultabile nell’area riservata del sito web [ Visualizza il comunicato per intero ]
Attenzione al quadro VT del Modello IVA 2011
Chi l’avrebbe mai detto che i Commercialisti nel pieno caos delle dichiarazioni dei redditi, delle dichiarazioni IRAP, dei modelli IVA, dei modelli 770, degli studi di settore come sempre “tardivi”, delle proroghe delle scadenze, delle novità emerse con la cedolare secca sugli affitti e immersi in una marea di carte, di istruzioni ministeriali ai modelli dichiarativi e di varie circolari esplicative dell’Agenzia delle Entrate, sarebbero stati considerati così importanti per il Federalismo Fiscale Municipale e in particolare per la compilazione del quadro VT “Separata indicazione delle operazioni effettuate nei confronti di consumatori finali e soggetti Iva” del modello annuale IVA 2011?
Ancora una volta i Commercialisti sono chiamati a “perdere”, soprattutto in questo periodo, un po’ del loro tempo disponibile per compilare con attenzione il quadro VT, perché un domani il Comune di riferimento potrebbe essere molto interessato ad avere i dati più che mai precisi e corretti.
Basta leggere con attenzione l’art. 2 comma 4 del D. Lgs. n. 23/2011, più noto come Decreto sul Federalismo Fiscale Municipale, che stabilisce l’attribuzione ai Comuni di una compartecipazione al gettito dell’Iva.
Attenzione, però, perché lo stesso articolo stabilisce che, in attesa della determinazione del gettito Iva ripartito per ogni Comune, l’assegnazione dello stesso avviene sulla base delle entrate dell’imposta Iva per Provincia, suddivisa per il numero di abitanti per ogni Comune.
Il Legislatore attualmente in difficoltà a reperire gli strumenti necessari che consentano una ripartizione corretta del gettito Iva, ha previsto con l’art. 14 comma 10 del D. Lgs. n. 23/2011 una ulteriore disposizione transitoria, secondo la quale con apposito Decreto del Consiglio dei Ministri si stabilirà le modalità per l’acquisizione delle informazioni necessarie al fine di assicurare l’assegnazione della compartecipazione all’Iva sulla base del gettito per Provincia.
Ma visto e considerato che tali informazioni non sono al momento reperibili, l’assegnazione sovra esposta a favore di ogni Comune avrà luogo sulla base del gettito Iva per Regione, suddiviso per il numero di abitanti per ciascun Comune stesso.
E da dove verranno reperiti tali dati? Dal quadro VT del modello IVA naturalmente, dove i Commercialisti, per conto dei loro clienti, devono indicare la separata ripartizione delle operazioni soggette ad Iva effettuate nei confronti di consumatori finali-privati cittadini e di soggetti titolari di partita Iva, nonché per quanto riguarda le operazioni imponibili verso i privati cittadini la ripartizione anche per Regione.
Mentre la “casta della politica” non taglia i propri stipendi, mentre ai cittadini italiani vengono chiesti enormi sacrifici, “vengono messe le mani in tasca” con la Manovra Correttiva di pareggio al bilancio, il Commercialista, nonché cittadino italiano, è chiamato a fare molta attenzione alla compilazione del quadro VT per scongiurare in partenza il fallimento del Federalismo Fiscale Municipale sulla compartecipazione al gettito Iva. .…. L’intero testo è consultabile nell’area riservata del sito web. [ Visualizza il comunicato per intero ]
Canoni di affitto non percepiti? Difforme trattamento fiscale
La Fondazione COMMERCIALISTITALIANI ritiene che da molto tempo il Parlamento avrebbe dovuto correggere alcune “storture” presenti da anni all’interno del Testo Unico delle Imposte sui Redditi.
Con il presente comunicato, la Fondazione COMMERCIALISTITALIANI vuole porre all'attenzione di tutti gli organi di informazione, di tutti i cittadini e degli addetti ai lavori l’iniquità insita nelle disposizioni in materia di tassazione dei redditi derivanti da canoni di locazione di immobili non percepiti.
L’articolo 26 comma 1 del D.P.R. 917/86 (Testo unico delle imposte dirette) dispone che gli affitti derivanti da contratti di locazione di immobili ad uso abitativo, anche se non percepiti, vanno dichiarati fino al momento della conclusione del procedimento giurisdizionale di convalida di sfratto per morosità dell’inquilino.
La Fondazione COMMERCIALISTITALIANI vuole, però, porre l'attenzione sull'art. 26 del D.P.R. n. 917/86, che non prende in considerazione i contratti di locazione di immobili ad uso commerciale. Pertanto nel caso in cui il locatore non abbia riscosso i canoni di locazione di un fondo commerciale o artigianale, è obbligato a dichiararli ugualmente, anche se non percepiti.
Nel caso specifico il locatore, non potendo avvalersi di quanto previsto dall’art. 26 (credito di imposta), una volta pagate le imposte sull’intero canone di locazione, indipendentemente da quante mensilità ha incassato, deve inoltrare una istanza di rimborso per l’imposta pagata in eccedenza e non dovuta, attendendo negli anni successivi il recupero di quanto versato.
Visto il particolare momento di crisi che sta attraversando l’Italia, la Fondazione COMMERCIALISTITALIANI ritiene che sia arrivato il momento di correggere questa assurda norma fiscale.
Questi sono i problemi reali del Paese, che interessano direttamente i cittadini, e che è necessario risolvere al più presto possibile. ….…. L’intero testo è consultabile nell’area riservata del sito web. [ Visualizza il comunicato per intero ]
Condoni e Sanatorie
La Fondazione COMMERCIALISTITALIANI vuole porre all'attenzione di tutti gli organi di informazione e di tutti i cittadini l'annosa discussione in merito ai condoni fiscali e sanatorie, chiedendo di poter inserire, immediatamente, nei principi della bozza della delega sulla Riforma Fiscale, la negazione di ogni forma di ricorso a questi istituti.
Spesso queste richieste rimangono inascoltate, pertanto nel caso in cui non si trovi nessuna forma di consenso della società civile e/o politico in tal senso, la Fondazione COMMERCIALISTITALIANI propone di estendere anche ai condoni fiscali, quanto previsto per l’indulto dall’articolo 79 della Costituzione Italiana, disponendo in particolare, che per approvare un condono di qualsiasi genere sia necessaria una apposita Legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale.
La Fondazione COMMERCIALISTITALIANI invita i Segretari ed i Leader dei Partiti Politici presenti in Parlamento ad esprimersi su questa proposta, auspicandosi che vi siano consensi in contro tendenza a quanto svolto fino ad oggi da tutti i Governi, di qualunque coalizione o partito, che hanno accettato, dal 1973 ad oggi, i condoni e le sanatorie fiscali di qualunque genere.
È statisticamente provato che ogni qualvolta viene proposto un provvedimento di condono, il gettito fiscale previsto per le imposte ordinarie nell’anno dei condoni risulta sempre inferiore e si genera malcontento nei confronti di chi paga le imposte regolarmente.
Ma purtroppo l’esperienza ci insegna, la soluzione “premia furbi” è sempre la più conveniente e a farne le spese sono i soliti cittadini onesti che pagano le tasse regolarmente anche a rate, nonostante il periodo di crisi economica in corso.
Quante sanatorie gli italiani dovranno ancora leggere nei vari Decreti?
Quella sulle case fantasma prevista dalla Manovra correttiva dell’anno 2010 che prevedeva di far emergere spontaneamente le situazioni catastali di immobili irregolari, aveva come termine ultimo il 31 dicembre 2010.
Successivamente il Decreto Milleproroghe ha disposto un ulteriore proroga al 30 Aprile 2011. Un ultimo appello affinché un milione di situazioni conosciute come anomale ne potessero beneficiare.
E poi ancora la sanatoria delle Liti Fiscali Pendenti e la sanatoria per contenziosi aperti con l’Inps di importi fino a 500 Euro previsti dall’ultima Manovra dell’anno 2011.
Non ultimo per importanza, ma semplicemente perché necessita di una riflessione più approfondita: la sanatoria contro le affissioni selvagge dei manifesti politici prevista sempre dal Decreto Milleproroghe del mese di Febbraio 2011.
Con questo articolo è stato previsto che le violazioni delle norme in materia di affissioni e pubblicità di manifesti politici possono essere definite in qualunque ordine e grado di giudizio, mediante il versamento di una imposta pari a mille Euro per anno e per Provincia, rispetto al totale delle violazioni commesse.
La Fondazione COMMERCIALISTITALIANI auspica che gli stessi Partiti che hanno beneficiato di questo sconto ingiustificato, restituiscano oggi quanto dovuto in precedenza .….L’intero testo è consultabile nell’area riservata del sito web. [ Visualizza il comunicato per intero ]
Lo Statuto del Contribuente nella bozza di delega per la Riforma Fiscale
E’ necessario trasformare lo Statuto del Contribuente in Legge di rango Costituzionale, affinché principi come la regola dell’irretroattività, la limitazione del ricorso all’interpretazione autentica, l’esclusione dell’applicazione delle nuove norme al periodo d’imposta corrente, la non applicazione dei nuovi adempimenti la cui scadenza sia anteriore al sessantesimo giorno dalla data di entrata in vigore della legge che li istituisce ed il divieto di proroga dei termini di prescrizione e di decadenza degli accertamenti tributari siano costituzionalmente garantiti.
L’art. 1 della bozza di delega fiscale, presentata dal Ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti, tra i punti principali prevede che le norme fiscali sono basate sui principi di chiarezza, semplicità, conoscibilità effettiva, irretroattività ed anche che è garantita la tutela dell’affidamento e della buona fede nei rapporti tra contribuente e fisco.
Tutti principi validi che quindi condividiamo e che sono anche previsti nello Statuto del Contribuente.
Se poi però all’art. 1 lettera l) della stessa bozza viene previsto che il codice del sistema tributario può essere derogato o modificato solo espressamente e mai da leggi speciali, la nostra esperienza, visti anche i precedenti, ci dice di stare in allerta.
Questo perché, seppur quanto enunciato sopra rispecchia perfettamente quello che prevede l’articolo 1 comma 1 dello Statuto del Contribuente, sappiamo che in ogni Decreto Legge o Finanziaria si deroga solo e soltanto per garantire gettito immediato nelle casse dell’Erario, senza quindi tutelare il contribuente.
Ad ulteriore conferma di quanto detto, si riporta fedelmente quanto segue:
“Non è sempre facile conciliare il principio di irretroattività delle norme tributarie con le esigenze di cassa dello Stato. In alcuni momenti di contingenza, serve che una manovra sia immediatamente efficace e porti subito all’Erario i fondi necessari. Proprio per questo è stata prevista la possibilità per il Legislatore di derogare alla irretroattività. Purtroppo, però, come ho detto prima, l’eccezione sta diventando il principio. E questo dispiace.” (Prof. Augusto Fantozzi, Luglio 2010 – ex Ministro delle Finanze nell’anno 1995);
“Il punto non è quello di riqualificare lo Statuto del Contribuente a norma di rango costituzionale, perché in esso sono già contenuti i principi della Costituzione. Il punto piuttosto è quello che lo stesso viene sistematicamente derogato. In questo senso anch’io devo fare un mea culpa, in quanto nel 2006 fui costretto, cosa che non avrei mai voluto fare, a derogare alcuni principi base a causa della disperata situazione di finanza pubblica che trovammo. E’ chiaro quindi che lo Statuto dovrebbe rappresentare un sistema di norme da applicare sistematicamente e automaticamente, ma è pur vero che le esigenze di bilancio di ogni anno ne pregiudicano la stessa applicazione.”(Prof. Vincenzo Alfonso Visco, Luglio 2010 – ex Ministro delle Finanze negli anni 1993 e 1996).
Pare evidente che le motivazioni alle deroghe addotte dai due autorevoli ex-Ministri delle Finanze coincidano con quelle dell’attuale Ministro Giulio Tremonti ….. L’intero testo è consultabile nell’area riservata del sito web. [ Visualizza il comunicato per intero ]
Avevano sempre detto: “aiuti alle famiglie ed ai cittadini !”
invece hanno previsto solo tagli lineari.
La Fondazione COMMERCIALISTITALIANI vuol chiarire a tutti i cittadini (dipendenti, pensionati, professionisti, imprenditori), che cosa sono i tagli lineari previsti dal D.L. n. 98/2011 convertito in Legge n. 111/2011, conosciuto come manovra correttiva di pareggio al bilancio.
Per capire ciò è necessario verificare dettagliatamente le voci relative a detrazioni, deduzioni ed esenzioni che saranno colpite dalla “mannaia” dei tagli lineari e che comporteranno nel prossimo futuro un danno a tutti i cittadini, in quanto saranno la causa di un aumento della pressione fiscale. Purtroppo i tagli si concretizzeranno in un minor recupero delle spese sostenute che oggi, in base a quanto previsto dalle istruzioni delle dichiarazioni (Modello 730 – Modello Unico/redditi e Modello Irap), sono riconosciute come detraibili o deducibili dal reddito.
Un vero e proprio esborso a danno dei cittadini.
In sede di conversione in Legge è stato aggiunto all’art. 40 del D.L. 98/2011, il comma 1 ter con il quale si prevede una riduzione da applicare ai regimi fiscali di favore per i cittadini nella misura del 5 per cento per l’anno 2013 e del 20 per cento dall’anno 2014.
E sempre con l’aggiunta all’art. 40, del comma 1 quater, viene disposto che detti tagli generalizzati non saranno applicati se entro il 30 Settembre 2013 sarà adottata la Riforma Fiscale tale “da determinare effetti positivi, ai fini dell’indebitamento netto, non inferiori a 4.000 milioni di Euro per l’anno 2013 e a 20.000 milioni di Euro annui a decorrere dall’anno 2014”.
Quindi nell’anno 2013 tagliare vorrà dire avere meno detrazioni, deduzioni ed esenzioni per un importo pari a 4 miliardi di Euro, ai quali nell’anno 2014 si aggiungerà un ulteriore taglio di 20 miliardi di Euro.
Le recenti vicende del crollo dei mercati finanziari, hanno convinto il Governo ad anticipare di un anno il pareggio di bilancio, come annunciato venerdì 5 Agosto 2011.
Quindi in queste ore potrebbe essere convocato d’urgenza un Consiglio dei Ministri straordinario per approvare un ulteriore Decreto Legge che manterrà inalterato l’impianto della manovra ma ne anticipa la tempistica di un anno, come dichiarato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti.
In ogni caso, vediamo di seguito il dettaglio delle voci più conosciute che saranno oggetto di eventuali tagli lineari e che sono attualmente riportate all’allegato C bis:
1. Casa. Deduzione dell’abitazione principale e delle relative pertinenze; detrazione 36% ristrutturazioni edilizie; deduzione forfettaria sui canoni di locazione; detrazioni interessi passivi dei mutui; detrazione sulle spese di intermediazione per acquisto prima casa; detrazione risparmio energetico 55% (che potrebbe addirittura non essere prorogata perché ad oggi è riconosciuta solo per l’anno 2011); detrazioni per pagamento dei canoni di locazione di abitazione principale; opzione cedolare secca sui canoni di affitto di abitazione per i proprietari degli immobili locati.
2. Famiglia. Detrazioni per familiari a carico, coniuge a carico (importo mai aumentato dall’anno 1990 ed ora a rischio riduzione), figli a carico; detrazione spese mediche; detrazione dell’iscrizione ad attività sportive di ragazzi con età da cinque a diciotto anni; detrazione per la frequenza ad asili nido (attualmente può essere richiesta a rimborso la modica cifra di 120 Euro quando l’effettiva spesa per un figlio in media si aggira sui 3.000 Euro annui); deduzione delle spese sostenute dai genitori per i figli adottivi.
3. Lavoro e pensioni. Detrazioni per lavoro dipendente, pensione ed altri redditi di lavoro autonomo; detassazione premi di produttività, seppur prorogata per l’anno 2012; deduzioni per contributi versati alle forme pensionistiche complementari; detrazioni sulle indennità di fine rapporto; detassazione dell’Irpef ed esenzione dall’Irap per i redditi percepiti da ricercatori che rientrano in Italia per svolgere la loro attività lavorativa (agevolazioni inserite con le ultime manovre correttive ed a rischio tagli dopo appena un anno); esenzione della tassazione per pensionati con reddito fino a 7.500 Euro; tassazione separata sugli arretrati di lavoro dipendente; vari fringe benefits ed indennità per trasferte a favore dei lavoratori dipendenti.
4. Erogazioni liberali e terzo settore. Detrazioni e deduzioni per erogazioni liberali a favore di Onlus, organismi umanitari, associazioni sportive dilettantistiche, organizzazioni non governative, di volontariato ed altre.
5. Altre agevolazioni per le persone fisiche. Detrazioni per spese funebri e per le spese veterinarie.
6. Agevolazioni fiscalità finanziaria.
7. Agevolazioni in materia di enti non commerciali.
8. Agevolazioni sulle imposte dirette in materia di impresa. Cuneo fiscale deduzione dei costi dei dipendenti dalla determinazione della base imponibile ai fini Irap; vari crediti d’imposta tra cui la ricerca scientifica; aliquota Irap ridotta per l’agricoltura; regime fiscale dei contribuenti minimi; deducibilità del 10 per cento dell’Irap dalle imposte Ires e Irpef; deduzioni forfettarie a favore di intermediari, rappresentanti di commercio e di autotrasportatori; deduzioni forfettarie dall’Irap per i soggetti di minori dimensioni.
9. Agevolazioni in materia di accisa.
10. Agevolazioni in materia di Iva. Aliquota Iva del 10 per cento, aliquota Iva del 4 per cento; regimi speciali Iva; prestazioni di servizi e trasporti vari; esenzioni varie anche sanitarie; versamenti trimestrali dell’Iva; regime dell’Iva per cassa.
11. Agevolazioni in materia di registro ed imposte ipocatastali. Una su tutte: agevolazioni per acquisto della prima casa.
Nel frattempo, il 23 Luglio 2011, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega alle politiche familiari Carlo Giovanardi ha presentato la bozza del Piano Nazionale per la famiglia, dichiarando: “spero che con la legge delega per la riforma fiscale, che fa riferimento alla natalità, alla revisione delle esenzioni e dell’Isee, e con i relativi decreti di attuazione, si introdurranno gli interventi necessari per dare più peso, fiscalmente, ai carichi familiari.”
La Fondazione COMMERCIALISTITALIANI, da sempre attenta al diritto dei cittadini ad un Fisco equo, richiede interventi concreti da attuarsi in proporzione alla capacità contributiva ed in tutela della dignità sociale di tutti. .…. L’intero testo è consultabile nell’area riservata del sito web. [ Visualizza il comunicato per intero ]
Un Testo Unico delle norme fiscali all’interno della Legge delega sulla Riforma Fiscale
L’articolo 1 della bozza sulla Legge delega per la Riforma Fiscale, presente sul sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze, parla di “norme fiscali basate sui principi di chiarezza, semplicità, conoscibilità effettiva, irretroattività” e di “ridurre lo sforzo del contribuente nell’adempimento degli obblighi fiscali”.
L’articolo 8 della bozza suddetta stabilisce che “per lo stesso periodo e per i tre anni successivi al completamento della riforma, possono essere emanati uno o più decreti legislativi, disposizioni integrative e correttive, nonché tutte le modificazioni legislative necessarie per il migliore coordinamento delle disposizioni vigenti.”.
Quale migliore attuazione di queste norme se non un Testo Unico fiscale. Un vero Testo UNICO delle norme fiscali che, nel rispetto dello Statuto del Contribuente, delinei con chiarezza le modalità di accertamento per tutte le tipologie di imposte e tasse al fine di semplificare tutti gli aspetti procedurali.
Nella Legislazione vigente esistono attualmente i seguenti Testi Unici:
- Testo Unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro n. 131 dell’anno 1981;
- Testo Unico delle imposte dirette n. 917 dell’anno 1986;
- Testo Unico delle imposte di successione e donazione n. 346 dell’anno 1990;
- Testo Unico delle imposte ipotecarie e catastali n. 347 dell’anno 1990.
A questi si aggiungono i vari D.P.R. o Decreti Legislativi che disciplinano altre imposte e tasse:
- D.P.R. n. 633 del 1972 imposta sul valore aggiunto;
- D.P.R. n. 641 del 1972 tassa sulle concessioni governative;
- D.P.R. n. 642 del 1972 imposta di bollo;
- D.P.R. n. 600 del 1973 disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi;
- D.P.R. n. 601 del 1973 disciplina delle agevolazioni tributarie;
- D.P.R. n. 602 del 1973 disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito;
- D.P.R. n. 605 del 1973 disposizioni relative all’anagrafe tributaria;
- Decreto Legislativo n. 446 del 1997 imposta regionale sulle attività produttive.
Si può notare come, a parte l’IRAP istituita nel 1997, i Testi Unici così come i D.P.R. siano fermi agli anni che vanno dal 1972 al 1990.
Successivamente a questi anni le varie norme che regolamentano il Fisco Italiano sono state continuamente aggiornate da Leggi, Leggine, Decreti Legge, Finanziarie composte di due/tre articoli con oltre 200 commi… L’intero testo è consultabile nell’area riservata del sito web. [ Visualizza il comunicato per intero ]
Costi della Politica: Tagli NO. Aumenti SI !!!
La seconda legislatura del Governo Prodi aveva aumentato in maniera inaccettabile il numero di Ministri, Viceministri e Sottosegretari. Erano stati assegnati oltre 100 posti, in barba al taglio dei costi della politica.
Con la nascita dell’attuale Governo Berlusconi, le cose sembravano notevolmente migliorate in quanto, al momento del suo insediamento, erano presenti solo 21 Ministri e 37 Sottosegretari.
A maggio 2009 è stato introdotto il Ministero del Turismo con la nomina a Ministro di Michela Vittoria Brambilla e 5 Sottosegretari diventano Viceministri.
Il 1° Marzo 2010 sono nominati 4 nuovi Sottosegretari.
Il 19 Aprile 2011 viene nominato un nuovo Sottosegretario.
Infine, il 6 Maggio 2011, vengono nominati 9 nuovi.
Alla fine, anche in questa Legislatura, non si tagliano ma si aumentano i costi della politica, mentre ai cittadini, con la Manovra correttiva dei conti pubblici del 2011, si chiedono enormi sacrifici.
Riteniamo opportuno, come segnale di grande senso di responsabilità e di rispetto nei confronti dei cittadini, una drastica riduzione dei Ministri, Viceministri e Sottosegretari, così come era nelle intenzioni di inizio legislatura e soprattutto in conformità con gli altri Paesi Europei maggiormente virtuosi.
Auspichiamo che tutto ciò non rimanga un sogno ……. L’intero testo è consultabile nell’area riservata del sito web. [ Visualizza il comunicato per intero ]
Audizione Senato - Indagine conoscitiva sulla Riforma Fiscale
Da molto tempo la nostra Fondazione ha posto all’attenzione delle Istituzioni e del mondo politico la necessità urgente di predisporre una “Riforma Fiscale” al fine di armonizzare l’eccessiva normativa fiscale italiana, generare un nuovo “sentiment” tra cittadino e fisco e soprattutto per rilanciare l’economia del Paese.
Come detto, l’eccessiva normativa di riferimento e la sua frenetica evoluzione, la disparità di trattamento tra fisco e cittadino, l’eccessiva pressione fiscale che si unisce al periodo di crisi economica del nostro Paese, ha determinato di fatto un rapporto quasi conflittuale tra i cittadini e l’erario.
Anche gli stessi operatori specializzati si trovano spesso in difficoltà per l’eccessiva legiferazione in materia e per l’incertezza che essa provoca, anche nel rapporto professionale con la clientela.
Per questo motivo crediamo che sia necessaria con urgenza attuare questa Riforma Fiscale partendo da tre fattori fondamentali:
1. Qualificare il rapporto fisco contribuente;
2. Diminuire la pressione fiscale (rivedere le aliquote) privilegiando i ceti più deboli, le famiglie, i giovani, riducendo fortemente la pressione sul lavoro (dipendente, autonomo, imprenditoriale) spostandola sui patrimoni immobiliari, finanziari ed altre forme di reddito;
3. Semplificare il sistema fiscale lasciandolo inalterato per almeno un triennio anche per favorire l’investimento da parte di imprenditori nazionali ed esteri.
Sulla base di questi principi, abbiamo predisposto il documento che abbiamo prodotto agli atti dell’audizione, con le nostre proposte.
Sicuramente nessuno può avere la presunzione di detenere la soluzione al problema, ma ristabilendo alcuni principi fondamentali del vivere comune e del diritto, crediamo che molto possa essere fatto. [ Visualizza il comunicato per intero ]
10 Domande per il Sen. Giorgio Benvenuto
Nato a Gaeta (Latina) il giorno 8 Dicembre 1937. Residente a Roma. Professione: Pubblicista. Elezione XV Legislatura Senato: 9 aprile 2006. Proclamazione: 18 aprile 2006. Convalida: 11 ottobre 2006. Regione di elezione: Piemonte. Presidente dal 6 Giugno 2006 al 28 Aprile 2008 della Sesta Commissione Permanente Finanze e Tesoro del Senato. Presidente della Fondazione Bruno Buozzi.
1. Per quanto riguarda le detrazioni per coniuge o altri familiari a carico, ci sembra ormai inadeguato l’attuale limite di reddito di Euro 2.840,51 annue per considerare una persona fiscalmente a carico; è una norma che risale ad oltre quindici anni fa ed è opportuno che tale limite sia alzato almeno fino a 6.000,00 Euro. Così facendo, ad esempio, sarebbe garantita ai genitori la detrazione spettante per i familiari a carico, nel caso in cui un figlio svolga lavori saltuari e precari in alcuni periodi dell’anno per i quali consegua un reddito esiguo al di sotto dei limiti suddetti. Se è d’accordo con la nostra proposta, può spiegare ai cittadini cosa si potrebbe fare in questa Legislatura per migliorare la suddetta detrazione fiscale?
RISPOSTA
Ogni anno nella XIV e nella XV legislatura, in occasione della legge finanziaria, ho presentato assieme ad altri colleghi, emendamenti per alzare il limite di reddito per le detrazioni per coniuge e per gli altri familiari a carico. Niente da fare, né con il centrodestra né con il centrosinistra. Al massimo si è ottenuto il parere favorevole del Governo pro tempore, su raccomandazioni o su ordini del giorno.
Si parla tanto di famiglia ma non si fa nulla, anzi aumenta la persecuzione fiscale.
Tutto è sempre rinviato a ipotetiche palingenetiche riforme.
E’ ora di voltare pagina.
2. Don Baget Bozzo ha affermato: “Evadere non è peccato.” “L’evasione fiscale non solo non è rubare”, “in Italia potrebbe addirittura essere l’inverso: un’autodifesa per non essere derubati”. E’ un’affermazione molto forte e provocatoria ma, come tutte le provocazioni, nasconde un fondo di verità o una denuncia…Che chiave di lettura dà a queste affermazioni?
RISPOSTA
L’evasione fiscale è un grave illecito e come tale va contrastato. Non ci possono essere giustificazioni.
Vanno invece approfondite le cause per svolgere, più che la semplice repressione, la prevenzione.
Il rispetto delle regole anche da parte del legislatore e dell’amministrazione è fondamentale. La moral suasion è più efficace di ogni repressione.
E poi….. ci vogliono aliquote eque e livelli di tassazione sopportabili. Ha ragione Einaudi: “semplificare il groviglio delle imposte sul reddito è la condizione essenziale affinché gli accertamenti cessino di essere un inganno, anzi una farsa. Affinché i contribuenti siano onesti fa d’uopo anzi tutto che sia onesto lo Stato. Oggi la frode è provocata dalla legge.”
3. E’ ormai consuetudine chiedere sacrifici agli italiani per esigenze di finanza pubblica, ma cosa fanno ministri e parlamentari per dare il buon esempio. Cosa ne pensa al riguardo?
RISPOSTA
E’ dal 1976 che ogni anno si predica bene e si razzola male.
Si chiedono sempre sacrifici e troppo spesso sempre ai soliti noti. Mai una riforma organica del prelievo fiscale. Mai una riduzione della spesa pubblica.
Il costo della politica e del funzionamento dello Stato nelle sue diverse articolazioni (circoscrizioni, comuni, città metropolitane, comunità montane, province, regioni, bicameralismo, etc.) è insopportabile.
Occorre tagliare, ridurre, diminuire la spesa. Non lo si è mai fatto, se si eccettua la previdenza.
La spesa è aumentata sempre, anno dopo anno. Gli unici tagli sono stati – tranne limitate eccezioni – solo sul tendenziale.
Chi fa politica deve evitare di diventare casta. Come? E’ semplice: stesse regole per tutti. I cittadini e i politici devono essere uguali di fronte al fisco. I diritti e i doveri devono essere gli stessi per ognuno.
Giovanni Giolitti denunciava all’inizio del secolo scorso: “le leggi si applicano ai nemici, si interpretano per gli amici”.
4. Tra le erogazioni liberali abbiamo notato una disparità di trattamento tra quelle devolute a partiti e movimenti politici, detraibili fino ad un importo massimo di Euro 103.291,38 e quelle devolute alle ONLUS, detraibili fino ad un importo massimo di Euro 2.065,83. Ritiene le prime più meritevoli delle seconde?
RISPOSTA
I partiti sono voraci, insaziabili. Si considerano “legibus soluti”. Sono scandalose le detraibilità tutte particolari per le erogazioni liberali loro erogate. Sono incomprensibili i rimborsi elettorali, il sostegno alla stampa dei partiti, i contributi ai gruppi parlamentari al centro e a cascata negli altri livelli amministrativi, a partire dai consigli circoscrizionali.
Tutto andrebbe rivisto. Presto, prima che sia troppo tardi.
5. Vorremo un suo giudizio sull’ultima manovra correttiva di bilancio e quali erano le sue proposte?
RISPOSTA
Le ultime manovre economiche sono insufficienti, inique, contraddittorie. Manca un obiettivo. Difettano le iniziative strutturali. Si ha l’impressione che l’Italia sia guidata da ubriachi. Sbanda da tutte le parti.
Occorre la coesione e il rafforzamento del confronto con le forze economiche e sociali, con le professioni, con le autonomie locali.
Si vince se si avvince e si convince. Il futuro dell’Italia è nell’equilibrio intelligente tra risanamento e sviluppo.
6. Secondo Lei il redditometro sarà un valido strumento di lotta all’evasione, oppure andrà a colpire malamente le famiglie, generando un effetto negativo come lo è stato lo studio di settore per i contribuenti con partita iva?
RISPOSTA
Il redditometro è utile e necessario. Non va imposto. Va calibrato con il contributo degli operatori a partire dagli intermediari fiscali. Non può essere lasciato alla gestione “illuministica” dei “dottor Stranamore” o affidata all’elaborazione automatica, non intelligente delle banche dati.
Bisogna evitare nella maniera più assoluta forme di prevaricazione, di arbitrio, di unilateralità nel comportamento delle agenzie fiscali.
7. Lei, come noi, è uno strenuo difensore dello Statuto del Contribuente. Ricordiamo la Sua audizione alla Commissione Finanze del Senato, quando era Presidente, sui rapporti Fisco – Cittadini. Non Le sembra che lo Statuto del Contribuente sia costantemente disapplicato, per non parlare delle norme retroattive che dovrebbero addirittura essere vietate? Cosa si può fare fatto affinché i vari Governi considerino obbligatorie le norme dello Statuto del Contribuente?
RISPOSTA
Sono molto deluso e amareggiato. Le violazioni dello Statuto del Contribuente sono ormai sistematiche. E’ un grande errore.
E’ non solo una grave ingiustizia, ma un attentato alla credibilità delle istituzioni. Non si può accettare che, in nome dell’obiettivo sacrosanto della lotta all’evasione fiscale, si massacrino i diritti fondamentali dei contribuenti.
E’ anche un errore instaurare un regime di terrore e di accanimento fiscale senza distinguere tra contribuente e contribuente.
E’ inammissibile che ci sia una sproporzione tra le vessazioni nei confronti dei cittadini, delle famiglie, delle piccole imprese e la disattenzione nei confronti dei santuari dell’illegalità, del riciclaggio, del trasferimento dei capitali all’estero. Così si va verso l’autodistruzione dello Stato; così si aprono delle pericolose falle a favore della corruzione e della illegalità.
In ogni legislatura sono stati presentati numerosi progetti di legge per inserire nella Costituzione i principi fondamentali dello Statuto del Contribuente, a partire dal divieto della retroattività delle norme fiscali. Paradossalmente quei disegni di legge sono firmati da tutti i capigruppo dei partiti presenti in Parlamento. Tutti. Nessuno escluso!
E’ proprio vero: le buone leggi non si riescono ad approvare per …. eccesso di consensi.
Io che sono un moderato mi accontenterei di un impegno solenne a rispettare lo Statuto del contribuente. Vorrei che ci fosse, come è avvenuto per esempio nella XV legislatura, la capacità e l’autonomia del Parlamento nel dire no ai comportamenti illegali dell’Esecutivo in carica, indipendentemente dai ruoli di maggioranza o di opposizione.
8. Secondo i dati forniti dall’ISTAT la pressione fiscale complessiva rispetto al PIL è aumentata passando dal 42,9 per cento del 2008 al 43,2 per cento del 2009. E per il 2010 non ci risulta alcuna riduzione. L’Italia, quindi, si colloca al quinto posto insieme alla Francia nella speciale classifica sulla pressione tributaria e contributiva in Europa. Il nostro Paese è preceduto solo dalla Danimarca (49 per cento), dalla Svezia (47,8 per cento), dal Belgio (45,3 per cento) e dall’Austria (43,8 per cento). Ma la pressione fiscale per i cittadini non doveva essere ridotta anziché aumentare?
RISPOSTA
I dati dell’Istat, della Banca d’Italia, dell’OCSE, della Corte dei Conti, sull’aumento della pressione fiscale sono concordi. L’Italia è in testa alla classifica per la pressione fiscale in Europa e nei paesi industrializzati.
Paghiamo tante tasse quanto in Svezia, Abbiamo servizi, tutele, investimenti pubblici come in un paese del terzo mondo.
Negli ultimi anni il prelievo non solo è aumentato a dismisura (tutti ricordano le affermazioni: “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani; non faremo macelleria sociale”) ma si è aggravata la sperequazione tra contribuenti. E’ una vera e propria beffa! Lavoratori a reddito fisso, famiglie, pensionati, imprese manifatturiere, continuano ad essere tassati, anzi tartassati.
La finanza, anzi la “mala finanza” gode dell’extraterritorialità fiscale. Tasse, imposte, balzelli, tributi, sovraimposte, contributi, addizionali, tariffe e via dicendo, hanno superato la più fertile fantasia compromettendo la credibilità dello Stato e mortificando l’impegno al lavoro, agli investimenti, alla ricerca.
9. Quali interventi potrebbero arginare il problema del precariato?
RISPOSTA
Bisogna restituire i diritti ai giovani. Sono straordinariamente attuali le considerazioni di Giovanni Paolo II nella Labor Exercens del 1981. “Giovani che dopo essersi preparati mediante una appropriata formazione culturale, tecnica e professionale, non riescono a trovare un posto di lavoro e vedono penosamente frustrata la loro disponibilità ad assumersi la propria responsabilità per lo sviluppo economico e sociale della comunità”.
Si è perso molto tempo. Sono passati trent’anni. I giovani di ieri sono diventati vecchi. Non si può più aspettare.
10. La nostra Fondazione ha come scopo principale quello di rapportarsi e confrontarsi col mondo politico a tutela della collettività ed al servizio del cittadino. Ritiene che possa essere una forma di “tutela” anche per il mondo politico? Quanto ritiene importante l’apporto, inteso sia come supporto tecnico che come portavoce delle esigenze del cittadino, per il vostro operare? Suggerimenti?
RISPOSTA
La Fondazione Commercialistitaliani è un prezioso punto di riferimento per gli operatori fiscali e per la buona politica. E’ una miniera di dati, di suggestioni, di proposte. Il Pacchetto Professioni elaborato dalla Fondazione è diventato la bandiera di chi vuole essere un civil servant. Nessun consiglio. La Fondazione deve continuare ad operare con passione. Tutti debbono esserle grati. Io in modo particolare. [ Visualizza il comunicato per intero ]
10 domande all’On. Prof. Maurizio Leo
Nato a ROMA il 25/07/1955 Laurea in giurisprudenza, Specializzazione in studi europei; Prorettore della scuola superiore dell'economia e delle finanze presso il ministero dell'economia e delle finanze
Lista di elezione: IL POPOLO DELLA LIBERTA'. Eletto nella circoscrizione I (PIEMONTE 1). Proclamato il 22/04/2008. Elezione convalidata il 18/12/2008. Già deputato nelle legislature: XIV, XV Iscritto al gruppo parlamentare: POPOLO DELLA LIBERTA' dal 05/05/2008 Uffici Parlamentari. PRESIDENTE COMMISSIONE PARLAMENTARE DI VIGILANZA SULL'ANAGRAFE TRIBUTARIA dal 19/06/2008. Componente degli organi parlamentari: VI COMMISSIONE (FINANZE) dal 21/05/2008; COMMISSIONE PARLAMENTARE PER L'ATTUAZIONE DEL FEDERALISMO FISCALE dal 05/08/2011.
1. In Italia negli ultimi anni sono state emanate spesso norme tra loro in contrasto e tali da produrre situazioni che, se non fosse per l’alto costo per i cittadini, sarebbero a dir poco “comiche”, quali l’introduzione di norme volte ad agevolare la creazione di società per lo svolgimento di servizi pubblici, sino a quel momento svolti quasi esclusivamente da Comuni, salvo poi rettificare nel giro di pochi anni ed ora, le società prima costituite, vengono penalizzate e/o obbligate a cessare ogni attività, con enormi costi a carico degli enti che le hanno costituite prima, controllate poi, col conseguente ribaltamento dei costi sui cittadini. Riteniamo che norme importanti che gravano sulla totalità dei cittadini, in modo diretto o, come nel caso in questione, in modo indiretto, debbano costituzionalmente avere un periodo di vigenza minimo di almeno 10 anni, al fine di evitare continui cambi di opinione, frutto di scelte non meditate. Lei cosa pensa in merito? Cosa intende fare per modificare l’attuale situazione?
RISPOSTA
La materia dei servizi pubblici locali ha senza dubbio conosciuto un’evoluzione normativa quantomeno tortuosa. Di recente, però, il legislatore ha inteso tracciare un quadro di riferimento più sistematico, ispirato – in estrema sintesi - al perseguimento di due obiettivi principali.
In particolare, da un lato, si è inteso evitare che l’utilizzo dello strumento societario da parte degli Enti Locali potesse prestarsi ad abusi o aggiramenti delle disposizioni vincolistiche riferite all’ente controllante (ad es., in materia di politiche del personale).
Dall’altro, il legislatore ha voluto contrastare il monopolio incontestato delle cosiddette società in house ed assicurare i benefici della liberalizzazione dei mercati locali. A tal proposito, l’art. 4 del D.L. n. 138 del 2011 (convertito con modificazioni dalla legge n. 148 del 2011) prevede che la gestione di un servizio pubblico locale possa, in alternativa, essere affidata al confronto concorrenziale tra più operatori (cosiddetta “concorrenza nel mercato”) ovvero essere attribuita in esclusiva ad un unico soggetto (pubblico, privato o misto pubblico-privato), purché individuato mediante procedure ad evidenza pubblica (cosiddetta “concorrenza per il mercato”). L’affidamento diretto, secondo il modello in house providing, è destinato a costituire una soluzione solo marginale (per controvalori complessivi non superiori a 900.000 euro).
Tale riforma in senso pro-concorrenziale rappresenta senza dubbio un intervento sistematico di straordinaria importanza. Nella misura in cui gli Enti Locali sapranno assicurare una corretta implementazione delle nuove norme, queste sono destinate a garantire notevoli benefici, in termini di prezzo e qualità del servizio offerto ai cittadini-utenti.
Ferma restando la necessità di non disperdere il patrimonio di professionalità accumulato presso le società esistenti, sarebbe (questo sì) oneroso per i cittadini preservare il monopolio pubblico ed evitare i benefici del confronto concorrenziale ad armi pari. Del resto, non c’è dubbio che la concorrenza (“nel mercato” o “per il mercato”) rappresenti il miglior stimolo al costante miglioramento dell’offerta ed al raggiungimento di migliori standard di efficienza produttiva.
Ciò premesso, non si può non concordare sulla necessità di evitare l’eccesiva frammentarietà e discontinuità normativa. A tal proposito, si ritiene che le misure di liberalizzazione dei servizi pubblici locali già recate dal D.L. 138 del 2011 rappresentino il giusto punto di partenza su cui costruire la stabilità del quadro giuridico di riferimento.
2. La nostra Fondazione crede sia inaccettabile che i genitori italiani non possano beneficiare di una deduzione dal reddito delle spese sostenute per l’acquisto di pannolini e di latte in polvere per i figli neonati. In Italia il prezzo del latte artificiale in polvere è superiore del 300% rispetto ai prezzi praticati in Austria, Svizzera, Germania, Francia e Slovenia. Questo comporta, soprattutto per i genitori che hanno avuto figli gemelli o neonati prematuri, enormi ed inaccettabili costi che incidono in maniera preponderante nei bilanci familiari, soprattutto per le famiglie a basso reddito. Noi l’abbiamo definita una ingiusta “tassa sui neonati”. Cosa può garantire ai cittadini che la stanno leggendo?
RISPOSTA
Per tutelare la famiglia occorre:
- introdurre nel nostro Paese, quantomeno progressivamente, il c.d. quoziente familiare;
- potenziare, da subito, le detrazioni/deduzioni per carichi familiari e per lavoro dipendente. Senza dubbio, in quest’ ottica possono rientrare le deduzioni relative alle spese i figli neonati.
Inoltre, per stimolare i consumi e per contrastare l’evasione fiscale sono auspicabili interventi volti a introdurre gradualmente la deducibilità delle spese familiari (c.d. contrasto d’interessi) come già fatto, ad esempio, con riguardo alle ristrutturazioni edilizie (36%) e agli interventi di risparmio energetico (55%).
3. E’ d’accordo nel prevedere un’imposta patrimoniale? Cosa ne pensa?
RISPOSTA
La ricollocazione del prelievo tra reddito e patrimonio, quindi l’introduzione di un’imposta patrimoniale, è una scelta che deve essere rimessa al Parlamento e al vaglia delle varie forze politiche che dovranno confrontarsi sul tema con spirito di coesione e scevro da ideologismi preconcetti. Tuttavia, se l’imposta fosse introdotta, si potrebbe ipotizzare, in via opzionale, di destinare un’ importo corrispondente all’ ammontare dell’imposta patrimoniale dovuta, o un suo multiplo, all’acquisizione di titoli del debito pubblico con un tasso d’interesse determinato nel minore ammontare tra il tasso di riferimento della Bce e il bund tedesco.
4. I professionisti privi di autonoma organizzazione non devono pagare l’IRAP. Non Le sembra assurdo che a distanza di tre anni dalle sentenze della Corte di Cassazione non sia stato ancora risolto il problema per via Legislativa? Le esigenze di cassa non possono essere sempre una priorità assoluta. Cosa propone in merito?
RISPOSTA
Per sostenere lo sviluppo occorre rimodulare l’Irap in vista della sua completa eliminazione. In particolare, occorre che tale tributo non continui a gravare anche sul costo del lavoro. È necessario che il Legislatore intervenga per disciplinare esplicitamente l’IRAP del professionista (e dei piccoli imprenditori), se non altro, per evitare che l’applicazione dell’imposta derivi dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione che, per quanto autorevole, non può sostituire la fonte legislativa.
Personalmente ho presentato numerose proposte per sollecitare un intervento legislativo in materia di IRAP. Ad esempio, anche nell’ottica della riduzione dell’enorme contenzioso che ne deriva, si potrebbe pensare di introdurre un valore soglia dei beni strumentali per considerare esistente o meno l’autonoma organizzazione e individuare, chiaramente, i casi di esclusione dall’ IRAP.
5. Nella delega di riforma fiscale del Ministro Tremonti c’è anche, a suo dire, una novità che farebbe letteralmente cambiare il volto al Fisco. Il Fisco si farebbe carico di inviare al domicilio del contribuente la dichiarazione dei redditi rigorosamente precompilata, in modo tale da semplificare al massimo il rapporto tra l’Amministrazione Finanziaria ed il cittadino; il tutto senza la giungla delle detrazioni e senza il consueto assillo primaverile ed estivo della compilazione a cura del contribuente dei modelli 730 e Unico. Come si concilia questa novità con le innumerevoli richieste effettuate nel tempo dall’Amministrazione Finanziaria, tutte volte a sopperire i propri adempimenti ribaltandoli sui contribuenti e sui professionisti?
RISPOSTA
La dichiarazione precompilata potrebbe essere inviata ai contribuenti con strutture reddituali particolarmente semplici, invece, per gli altri, è meglio valorizzare strumenti come il redditometro che consentono la mappatura dei contribuenti. La semplificazione fiscale è senza dubbio un obiettivo da perseguire, ma deve essere intesa come semplificazione normativa prima ancora che amministrativa.
6. Lotta all’evasione. Pagare le tasse è un dovere morale di tutti. L’Agenzia delle Entrate è pronta a lanciare il nuovo redditometro che, se avesse le caratteristiche tali da permettere di essere “cucito” su misura per ogni situazione, potrebbe essere uno strumento valido come metodo di controllo e di lotta all’evasione individuale. L’evasione e l’elusione sono però diffusi oltre che a livello individuale e nelle pmi, anche nei grandi Gruppi industriali, (la storia ci ha insegnato con Montedison e Parmalat), così come nel settore bancario ed assicurativo. La domanda è certamente provocatoria: perché secondo Lei non è mai stata fatta da una seria lotta all’evasione nei confronti di questi ultimi?
RISPOSTA
Occorre distinguere tra l’evasione “di massa” e l’evasione “interpretativa”.
Per evasione “di massa” si intende la sistematica sottodichiarazione dei redditi attraverso, ad esempio, la sottofatturazione dei corrispettivi realizzati.
L’evasione “interpretativa” (che coincide solo in parte con la c.d. elusione) è un comportamento più articolato e complesso che consiste, generalmente, nella individuazione, da parte del contribuente, di assetti negoziali e societari tali da determinare l’occultamento completo o l’erosione del presupposto di imposizione. Peraltro, nella generalità dei casi, cambiano i soggetti che mettono in campo i predetti comportamenti illeciti:
- le piccole strutture, scarsamente organizzate e che operano direttamente nei confronti dei consumatori finali generalmente occultano completamente il presupposto di applicazione dei tributi realizzando di regola fenomeni di “evasione di massa”;
- le strutture di dimensione più rilevanti - e come tali più “rigide” dal punto di vista amministrativo – generalmente non pongono in essere fenomeni di evasione di massa (occultamento sistematico, totale o parziale, del presupposto imponibile) ma fenomeni di “evasione interpretativa”; essi, infatti, variamente manipolano (con interpretazioni “capziose”) la normativa tributaria allo scopo di fruire di vantaggi fiscali indebiti.
Ciò posto, è evidente che le strategie che lo Stato, nelle sue varie articolazioni, deve mettere in campo saranno profondamente diverse a seconda che si intenda contrastare la c.d. evasione di massa ovvero la c.d. evasione interpretativa. Più in particolare, è evidente che un “intervento umano” (cioè dall’amministrazione finanziaria sia civile che militare) appare preferibile o, per meglio dire, obbligato laddove si intenda contrastare la c.d. evasione interpretativa. Ciò in quanto, in questi casi:
- l’Anagrafe Tributaria può rappresentare “solo” un utile supporto per l’innesco di più approfonditi controlli;
- per l’effettuazione di controlli efficaci non potrà prescindersi dal lavoro svolto dal personale dell’amministrazione, che dovrà individuare il comportamento illecito (eventualmente) tenuto dal contribuente e ricostruire il corretto carico tributario che lo stesso avrebbe dovuto scontare.
Invece, per contrastare l’evasione di massa, appare opportuno affidarsi ad un massiccio utilizzo dell’Anagrafe Tributaria, in combinato con strumenti di accertamento sintetici (ci si riferisce, in particolare, al c.d. redditometro).
L’Agenzia delle entrate ha intensificato i controlli sui grandi contribuenti, banche comprese. In questi casi si contrasta la c.d. “evasione interpretativa”, che riguarda operazioni particolarmente complesse, giocate sul filo dell’interpretazione normativa.
7. Lei con l’ultima manovra correttiva di bilancio ha proposto un concordato preventivo di massa. Ci può spiegare meglio la sua idea in merito?
RISPOSTA
In sostanza, si tratta di trovare un modo per far emergere quelle ricchezze che sono state sottratte ad imposizione negli ultimi anni e che difficilmente possono essere recuperate attraverso la sola capacità operativa della Amministrazione Finanziaria (oggi si è in grado di esaminare solo il 2/3% delle dichiarazioni presentate).
Pertanto appare possibile, come già fatto negli anni Novanta dal Governo Dini, formalizzare, da parte dell’Agenzia delle entrate, una proposta di accertamento con adesione nei confronti di tutti i contribuenti non in linea con gli studi di settore o che abbiano dichiarato un reddito complessivo inferiore a quello risultante dagli indici di capacità contributiva del redditometro. È evidente che i dati in possesso dell'amministrazione finanziaria e riferibili agli ultimi anni dovrebbero proiettarsi negli anni ancora accertabili con un abbattimento forfettario determinato sulla base dell'esperienza empirica maturata dagli uffici nella normale attività di accertamento.
É evidente che questa proposta:
- utilizzerebbe lo strumento dell'accertamento con adesione, già oggi applicabile ai contribuenti in forma individuale, rendendolo invece occasionalmente uno strumento di massa;
- non presenta le caratteristiche del condono fiscale e pertanto non sarebbe censurabile neanche in sede comunitaria.
In effetti, rimarrebbe impregiudicata la possibilità per l’Amministrazione Finanziaria di effettuare ulteriori accertamenti sugli anni oggetto di adesione, fermo rimanendo che, come già fatto di recente con il c.d. decreto Visco-Bersani, dovrà essere garantita al contribuente una adeguata soglia di non accertabilità né con modalità analitico-induttive né con modalità analitiche. D’altra parte, si tratterebbe di un intervento in linea con la recente delega fiscale che già prevede la possibilità di un concordato preventivo tra contribuenti ed Erario.
8. Per eliminare qualsiasi “voglia” di condono e sanatoria, forse presente nei pensieri di alcuni Parlamentari, la nostra Fondazione propone di rifarsi all’articolo 79 della Costituzione, ovvero, per approvare un condono di qualsiasi genere è necessaria una apposita Legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale. Condivide? Può far Sua la nostra proposta e portarla in Parlamento?
RISPOSTA
Già per l’Iva la Commissione Europea ci vieta di utilizzare il condono. L’approvazione con maggioranza dei due terzi è una buona idea ma, dirò di più, potrebbe essere ancora meglio inserire in Costituzione un divieto assoluto di previsione di condono fiscale.
9. A parere della nostra Fondazione, poteva essere interessante correggere e migliorare il regime contabile delle nuove iniziative produttive, eliminando il regime dei minimi e non come è stato fatto con il D.L. 98/2011. Per essere più precisi, se si vuole creare competitività, se si vuole incentivare ed aiutare i contribuenti con partita iva che iniziano nuove attività, indipendentemente dall’età, si potrebbe pensare di: creare un solo regime contabile per i primi quattro anni sostitutivo dell’ordinario e del semplificato; applicare un’imposta sostitutiva del 10% senza limiti di ricavi e/o compensi, che sostituisca tutte le imposte, così come previsto nel regime dei minimi; dedurre gli oneri deducibili (contributi previdenziali obbligatori per legge) come costi di bilancio, così come previsto nel regime dei minimi; escludere questo regime dall’applicazione dello studio di settore; confermare l’esonero dalla ritenuta d’acconto Irpef e dall’imposta IRAP; permettere di portare in detrazione dall’imposta sostitutiva le varie detrazioni fiscali previste dal TUIR (carichi familiari, mutuo, ristrutturazioni, risparmio energetico etc.). Lei è d’accordo su una proposta di questo genere?
RISPOSTA
La previsione di un regime semplificato per i contribuenti che iniziano un’attività è, senza dubbio, una leva per la crescita. Si potrebbe avviare un confronto anche con le altre forze politiche per sostenere la proposta della Vostra fondazione che, inoltre, sposa un ulteriore semplificazione fiscale.
10. La nostra Fondazione ha come scopo principale quello di rapportarsi e confrontarsi col mondo politico a tutela della collettività ed al servizio del cittadino. Ritiene che possa essere una forma di “tutela” anche per il mondo politico? Quanto ritiene importante l’apporto, inteso sia come supporto tecnico che come portavoce delle esigenze del cittadino, per il vostro operare? Suggerimenti?
RISPOSTA
Il confronto con i professionisti è sempre produttivo. I professionisti sono coloro che quotidianamente sono a contatto con i problemi derivanti dall’applicazione delle norme e che, quindi, possono offrire soluzioni più efficaci.
La Fondazione COMMERCIALISTITALIANI, ringrazia per la collaborazione e disponibilità l’On. Prof. Maurizio Leo. [ Visualizza il comunicato per intero ]
Sono da rivedere i termini e i contenuti
delle comunicazioni inerenti le operazioni iva
I dati che i contribuenti devono inviare periodicamente all'amministrazione finanziaria, a ritmo ormai vertiginoso, richiedono un tempo e un'attenzione sempre maggiori specialmente quando gli adempimenti non brillano per semplicità e le istruzioni operative per chiarezza. La scadenza per l'invio telematico delle operazioni Iva per l'anno 2010 prevista per il 31 dicembre, prorogata di diritto al 02 gennaio poiché il 31 dicembre cade di sabato, ne è un chiaro esempio.
Una scadenza certamente inopportuna poiché inserita in un periodo lavorativo complesso e contornato anche da festività solenni.
Per certi aspetti viene a mente la scadenza del 16 agosto che, anziché essere prevista a regime in un giorno più consono, viene sistematicamente prorogata con un DPCM urgente a ridosso della scadenza medesima.
La Fondazione Commercialistitaliani, unendosi alle istituzioni che già lo hanno fatto, chiede con fermezza, lo spostamento della scadenza di cui sopra almeno al 31 Gennaio 2012, peraltro data già individuata per le società di leasing e per coloro che esercitano attività di noleggio.
Lo spostamento dell'adempimento non creerebbe alcun disagio all’Amministrazione finanziaria, poiché gli effetti della comunicazione non saranno nel breve periodo.
Per lo stesso motivo si chiede che la scadenza a regime di questo adempimento sia spostata dal 30 aprile al 31 ottobre di ogni anno.
Aprile, infatti, è un mese già denso di scadenze e di adempimenti societari che impegnano fortemente i professionisti e le aziende e, nello spirito di collaborazione e buona fede con l'amministrazione finanziaria, si ritiene opportuno non aggravare quel periodo con un altro pesante obbligo.
La richiesta è facilmente motivabile con una lunga serie di dubbi ed incertezze che mettono i professionisti e le imprese in grosse difficoltà operative. Si tratta, a titolo di esempio, dell’individuazione di situazioni qualificate come “contratti collegati”, operazioni di acconto e saldo anche in annualità diverse, limite singolo o cumulato delle operazioni, note di variazione etc. che, nonostante i chiarimenti delle Circolari n. 24/E e 28/E dell’Agenzia delle Entrate e dei commenti di illustri esperti, continuano a porre molti interrogativi ed alte percentuali di possibili comportamenti difformi derivanti dall’estrema incertezza in essere.
Si ritiene poi, che la comunicazione abbia un senso in presenza di operazioni effettuate nei confronti dei cittadini privati, ma sia priva di utilità se richiesta per operazioni effettuate tra soggetti passivi.
Tuttavia, qualora vi fosse comunque una ragione recondita, si reputa più logico e meno dispendioso tornare ai vecchi elenchi clienti e fornitori, procedendo con la comunicazione indistinta di tutte le transazioni economiche prescindendo dalla loro tipologia e dal loro importo.
Questa Fondazione, infine, insiste nella richiesta di un tavolo di confronto su questo e altri temi, nella speranza del raggiungimento di una collaborazione serena e costruttiva che possa ridurre l'enorme distanza creatasi fra l'amministrazione finanziaria e i cittadini semplificando, al contempo il lavoro di tutti. [ Visualizza il comunicato per intero ]
La banca centrale europea salva le banche ma le imprese, i professionisti, i pensionati, le famiglie, i giovani, le persone sole, i cittadini italiani tutti, chi li salva?
Mercoledì 21 dicembre, la Bce ha bandito un’asta per erogare alle banche europee un credito finalizzato al loro rifinanziamento illimitato, della durata di tre anni, ad un tasso agevolato del 1% fisso. All’asta hanno partecipato 523 banche della zona Euro che si sono accaparrate ben 498 miliardi di euro; di questi, circa 116 sono andati alle banche italiane.
Gli Stati Europei, capeggiati dalle loro maestà Francia e Germania hanno esultato per aver scongiurato la minaccia di declassamento del rating dei rispettivi Paesi.
Cominciamo a perdere il conto, noi che di conti un po' ce ne intendiamo, dei numerosi interventi “salva banche”. Per l'ennesima volta registriamo una corsa a soccorrere i principali responsabili della rovina in atto. Per i cittadini, invece, registriamo dolorosamente, continuamente ed esclusivamente, interventi di rigore che di salvifico hanno solo la pomposità del nome.
Se gli Stati membri avessero più a cuore le persone e un po' meno i mercati, dovrebbero obbligare gli Istituti di credito che hanno ricevuto i lauti finanziamenti a rimettere in circolazione il denaro ricevuto, erogando prestiti ad un tasso massimo del 2% in modo da aiutare le imprese e le famiglie in difficoltà. Con tale obbligo, accompagnato non da una inutile retorica ma da un rigoroso controllo sulla sua applicazione, si potrebbe ridare ossigeno all'economia e scongiurare lo spettro della recessione che ci attende impietosa. Qualora gli Istituti di credito dovessero utilizzare in modo difforme il denaro ricevuto, dovrebbero restituirlo immediatamente alla Bce con l'aggravio di una congrua penale. La realtà però parla un altro linguaggio e continuerà, imperterrita, a mostrare la contrazione della concessione del credito bancario e l'applicazione di alti tassi di interesse causati da differenze irragionevoli rispetto all'effettivo costo del denaro. La realtà dice che i fondi per investimenti in attività produttive, i mutui per l'acquisto di abitazioni prima casa, gli scoperti di conto, gli anticipi su crediti verso la Pubblica Amministrazione, le richieste di liquidità immediata anche per coprire debiti nei confronti di Equitalia con piani finanziari garantiti, non vengono quasi più concessi dalle banche. Per loro sembra preferibile far chiudere un’impresa o far fallire un imprenditore con conseguente perdita di posti di lavoro, anziché incentivare la crescita e lo sviluppo. Gli aiuti di Stato, questa definizione che fa gridare allo scandalo i signori di Strasburgo, quando sono a favore delle banche costituiscono una inderogabile necessità.
Ma c'è di più. Se il finanziamento semi-gratuito anziché alle banche fosse stato erogato agli Stati, facendo l'esempio di casa nostra avrebbe determinato la seguente situazione:
a) il finanziamento di 116 miliardi al tasso del 3% (1% per tre anni) comporta il pagamento alla Bce, di interessi pari a 3 miliardi e 480 milioni di euro;
b) l'emissione di 116 miliardi di BTP al tasso del 21% (7% per tre anni) comporta il pagamento ai sottoscrittori, di interessi pari a 24 miliardi e 360 milioni di euro.
La differenza fra gli interessi a) e gli interessi b) è pari a 20 miliardi e 880 milioni di euro, cioè l'importo della manovra Monti, cioè il denaro che sarebbe potuto rimanere nelle tasche di imprese e cittadini e che sarebbe stato probabilmente speso nei famosi consumi che favoriscono l'economia.
E intanto, il Presidente della Bce, Mario Draghi dice che “bisogna aiutare le PMI (piccole e medie imprese) che rappresentano il 70 per cento dell’occupazione”.
Ogni altro commento appare superfluo. [ Visualizza il comunicato per intero ]
Il professionista e la responsabilita’ civile
In questo breve e riassuntivo lavoro è esaminato l’argomento alla luce di quanto introdotto dalla Finanziaria del ’97 e dai successivi decreti legislativi fino alle modifiche introdotte in tema di responsabilità dei manager per le società con personalità giuridica.
Alcune riflessioni cercano di illustrare la situazione attuale, con le soluzioni auspicabili per garantire una copertura assicurativa anche ai professionisti nello svolgimento della propria attività oltre all’aggiornamento in merito all’iter parlamentare che l’istanza ha prodotto sino ad oggi. [ Visualizza il comunicato per intero ]
La Casta non si vergogna
Un colpo di mano ai danni della giustizia, dell'uguaglianza e del bilancio degli Enti Locali.
Questo è ciò che hanno fatto i partiti politici.
La Casta, che quando occorre si spoglia di ogni connotazione, dimostrando ancora una volta una totale assenza di pudore, di vergogna e di imbarazzo, giovedì 19 gennaio ha approvato a larghissima maggioranza, attraverso le Commissioni riunite Affari Costituzionali e Bilancio della Camera, un emendamento ad alta immoralità, al decreto legge 216/2011, intitolato “Proroga di termini per la definizione di violazioni in materia di affissioni e pubblicità”.
Si tratta dell’ennesima sanatoria sugli abusi dei cartelloni pubblicitari dei partiti, che i politici italiani vogliono far (ri)diventare legge per non pagare le sanzioni a loro carico.
In breve, l'emendamento approvato prevede che le violazioni delle norme in materia di affissioni e pubblicità di manifesti politici possono essere definite in qualunque ordine e grado di giudizio, mediante il versamento di una imposta pari ad Euro 1.000,00 per anno e per Provincia, rispetto al totale delle violazioni commesse.
Così, mentre ai cittadini chiedono sacrifici ed agli anziani impongono con un decreto di aprire un conto corrente bancario, pena il mancato pagamento della pensione, per loro stessi approvano emendamenti molto discutibili e legalizzano l'evasione fiscale che pare sia tale solo quando a non pagare sono gli altri.
Nel prendere dura ed irremovibile posizione contro questi ingiustificabili metodi, auspichiamo che il Parlamento rifletta e non approvi l'emendamento di cui riportiamo il testo:
Dopo l'articolo 28 aggiungere il seguente:
Art. 28-bis.
(Proroga di termini per la definizione di violazioni in materia di affissioni e pubblicità).
1. All'articolo 42-bis del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 1 le parole «fino alla data di entrata in vigore del presente decreto» sono sostituite dalle seguenti: «fino al 29 febbraio 2012»;
b) al comma 2 le parole: «entro il 30 settembre 2009» sono sostituite dalle seguenti : «entro il 30 settembre 2012» e le parole: «31 maggio 2010» sono sostituite dalle seguenti. «31 maggio 2012». [ Visualizza il comunicato per intero ]
Reclamo contro il Reclamo
Da oggi, 2 aprile, è in vigore l'obbligo sancito dall'art. 17 bis del decreto legislativo 546/92. Parliamo del reclamo preliminare, introdotto dal decreto legge n. 98/2011, che in campo tributario, per alcuni, è condizione indispensabile per poter esercitare il diritto di difesa davanti ai giudici competenti. Si tratta di un pre-processo che nell'ordinamento tributario italiano - seppure per fattispecie limitate – è già presente con il nome di accertamento di adesione ed i cui risultati pratici non sono stati eccezionali. La differenza sostanziale fra i due istituti è che mentre l'accertamento con adesione è un adempimento volontaristico, il reclamo è un procedimento obbligatorio. Preme sottolineare in premessa che la Fondazione Commercialistitaliani ha sin dall’origine contestato la nuova procedura proponendo appositi emendamenti di modifica evidenziando le palesi criticità in essa contenute.
Senza entrare in modo approfondito nelle pieghe del diritto, non essendo questa la sede, a prima vista, la norma sembra manifestare un eccesso di potere legislativo e porsi in contrasto con alcuni capisaldi della Costituzione che il giudice delle leggi, se chiamato a decidere, non mancherebbe di evidenziare. Il riferimento è agli articoli 3 (diritto di uguaglianza); 24 (diritto alla difesa); 111 (giusto processo); 113 (tutela dell'interesse legittimo); 25 (giudice naturale). [ Visualizza il comunicato per intero ]
Un elenco di semplificazioni sullo spesometro
(comunicazione clienti e fornitori)
Come Fondazione abbiamo seguito attentamente tutta la prassi relativa allo spesometro fin dalle origini e già dallo scorso anno ci siamo pronunciati sull’argomento con tre specifici comunicati che anticipavano: “i nuovi elenchi che i contribuenti dovranno predisporre a partire dall’anno 2011 non sono affatto una semplificazione fiscale, tutt’altro”.
Per cercare di contribuire a rendere più agevole il nuovo adempimento, siamo intervenuti in ogni occasione utile, presso le sedi competenti, formulando varie proposte, tra le quali la seguente: “la nuova comunicazione richiesta ai contribuenti, se deve essere mantenuta, dovrebbe avere una scadenza che a regime rimane ferma al mese di Ottobre di ogni anno”.
Nel pieno dello svolgimento di questo “non gradito” e secondo adempimento fiscale al quale si stanno accingendo ormai da settimane imprese e professionisti, facciamo un elenco dei provvedimenti e delle circolari che si sono succedute in materia di comunicazione clienti e fornitori, finalizzate copiosamente all’ottica della semplificazione fiscale:
- l’articolo 21 del D.L. 78 del 31.05.2010, prevede che con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, siano individuati modalità e termini “tali da limitare al massimo l’aggravio per i contribuenti” per la comunicazione telematica al Fisco delle operazioni rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, di importo non inferiore ad euro 3.000,00 (per il solo anno 2010 il limite è di 25.000,00 euro);
- 22.12.2010. Il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 184182 ha stabilito la scadenza per l’invio dei nuovi elenchi nel mese di Ottobre 2011 per le operazioni relative all’anno 2010; successivamente, a regime, a partire dalle operazioni relative all’anno 2011 la scadenza è stabilita per il 30 Aprile di ogni anno;
- 14.04.2011. Il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 59327 proroga l’obbligo di rilevazione delle operazioni documentate dallo scontrino/ricevuta fiscale dall’01.05.2011 all’01.07.2011;
- il Decreto Legge n. 70 del 13.05.2011, convertito in Legge n. 106 del 12.07.2011 con l’art. 7 introduce alcune cosiddette “semplificazioni fiscali” per “Per ridurre il peso della burocrazia che grava sulle imprese e più in generale sui contribuenti… al fine di semplificare gli adempimenti…” tra cui delle novità in materia di comunicazione elenco clienti e fornitori;
- 30.05.2011. La Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 24/E si pronuncia per la prima volta sul nuovo adempimento cercando di risolvere alcune questioni in sospeso;
- 21.06.2011. Il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 92846 corregge ed integra il provvedimento n. 2010/184182 escludendo dall’adempimento Stato, Regioni, Province e Comuni;
- 21.06.2011. La Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 28/E risponde ai quesiti in occasione di incontri con la stampa specializzata;- 05.08.2011. Il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 119563 dispone modalità e termini per la comunicazione all’Anagrafe Tributaria delle società che esercitano attività di leasing finanziario e operativo - pertanto sono escluse dall’adempimento della comunicazione elenchi clienti e fornitori
- 16.09.2011. Il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 133642 modifica il provvedimento n. 2010/184182 e proroga il termini della comunicazione dal 31.10.2011 al 31.12.2011…..L’intero testo è consultabile nell’area riservata del sito web. [ Visualizza il comunicato per intero ]
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